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Le iniziative
di questi anni

-la "campagna Algeria
nel cuore"
-la campagna contro l'assedio di Sarajevo
-la fiera delle buone pratiche di cittadinanza
-gli "Incontri
del Mediterraneo"
di Riccione


chi siamo
About Una città
Una città was founded in March 1991 in Forlì (Emilia Romagna) by a group of friends who had all been involved in left-wing political movements in their youth. They had now moved on from their former activism and the ideology behind it and wanted to examine and discuss current events with others in an unbiased manner. They decided to base the monthly journal on a format of interviews, partly through necessity Continue...

À propos de nous
Una città nait en mars 1991 pour l’initiative d’un groupe d’amis, déjà engagés politiquement dans la gauche dans les années de jeunesse qui, sans aucun regret pour le militantisme d’autrefois ni, encore moins, pour l’idéologie qui l’avait soutenue… Continuer...

1991-2011: vent'anni e 2000 interviste
Qui i materiali audio, le foto e le informazioni sulla tre giorni di festeggiamenti e eventi per il ventennale di Una città a Forlì con Gad Lerner, Goffredo Fofi e Ilaria Maria Sala.

in cosa crediamo

Crediamo che la "militanza della domanda e dell'intervista”, la pratica dell’ascolto e del racconto, siano un’ottima cosa, sia per chi voglia governare il paese più importante del mondo sia per un giovane che voglia far qualcosa di buono nel quartiere più sperduto del globo.
E che il pluralismo sia un valore assoluto ma anche una cosa molto utile, così come l’idea, il pregiudizio vorremmo dire, che negli altri ci siano sempre delle ragioni da stare a sentire, da indagare.

Crediamo all’attualità dei grandi ideali di un tempo lontano, gli ideali del socialismo umanitario: democrazia e libertà, giustizia sociale, cooperazione e mutualità, comunalismo e federalismo, europeismo e cosmopolitismo.
Pensiamo valga la pena impegnarsi in una battaglia delle idee affinché la sinistra, anche riandando alla sua tradizione più antica, ritrovi la sua "ragione sociale” nella fiducia nelle persone, nella loro libertà e capacità di autonomia e nel loro bisogno vitale di associarsi, di cooperare. Ci sembra importante provare a raccontare, a giovani ansiosi di cambiamento, come si possa essere radicali senza essere antagonisti, come si possa costruire un mondo migliore senza dover prima distruggere.

La nostra storia

Una città nasce nel marzo 1991 a Forlì per iniziativa di un gruppo di amici, già impegnati politicamente a sinistra in anni giovanili che, senza alcun rimpianto per la militanza di un tempo né, tantomeno, per l’ideologia che l’aveva sostenuta, erano accomunati dalla curiosità "per quel che succede", e dal desiderio di discuterne con altri, senza pregiudizio alcuno. Non essendo né intellettuali né giornalisti, quindi un po’ per necessità (l’incapacità a fare saggi o reportage), un po’ per una buona intuizione (l’idea che in un tempo di dubbi e domande più che di certezze, l’intervista fosse un genere che "si prestava") la rivista nasce come "mensile di interviste".
Le interviste sono molto lunghe. I temi (sociali, culturali, politici, ambientali) e gli intervistati (esperti ma soprattutto operatori sociali e persone comuni) molto vari. Si può trovare, ad esempio, l’intervista al giovane napoletano che grazie ai maestri di strada si laurea in filosofia, e, subito dopo, quella alla storica che spiega come San Francesco, con tutta probabilità, si fosse ammalato accudendo i lebbrosi; si può leggere della situazione del distretto della scarpa di lusso di San Mauro Pascoli e, voltata pagina, del giovane di An di Sondrio che fa Heavy Metal, rugby, il consigliere comunale ed è pure un bravo ragazzo.
Le interviste fatte sono ormai più di 2300 e tutte accessibili sul sito di Una città. La linea del mensile, quindi, è il risultato innanzitutto di un impegno a domandare. Ma i redattori della rivista sono accomunati anche dalla fedeltà ad alcuni ideali: il libertarismo, il cooperativismo, l’internazionalismo. Di qui il particolare interesse per tutte le "buone pratiche di cittadinanza", in cui si concretizza la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, alla discussione e alle decisioni; Una città, nel suo piccolo, cerca di raccontare un’altra Italia, quella che senza clamore, e spesso senza aspettare o rivendicare l’intervento dello Stato, affronta i problemi e tenta di risolverli con spirito cooperativo. Di qui, anche, l’interesse per quella tradizione libertaria e cooperativistica, pluralista, non statalista, della sinistra italiana ed europea, del tutto dimenticata e rimossa. Forse senza una qualche carta d’identità è difficile vivere e forse la sinistra la sua non può che ritrovarla in quella tradizione. (Come supplemento a Una città, escono saltuariamente i "Quaderni dell’altra tradizione", il primo dei quali è stato dedicato a Nicola Chiaromonte, alla cui memoria i redattori si sentono particolarmente legati).
Riguardo all’impegno internazionale Una città è andata a fare interviste in alcune delle situazioni drammatiche che in questi anni ci hanno visto spettatori quasi sempre impotenti: la Bosnia, l’Algeria, il Kosovo, Israele e Palestina. (La raccolta di quelle israeliane è stata pubblicata nel libro La bandiera Nera, il primo delle "edizioni Una città"). A volte tale lavoro giornalistico si è tramutato in una vera campagna di solidarietà. E’ il caso dell’Algeria, quando la rivista ha fatto il possibile per far conoscere in Italia la resistenza, spesso disperata, dei democratici algerini, allora completamente ignorati in Occidente, contro il nuovo fascismo, quello fondamentalista islamista. Una città crede che l’intreccio fra tutela della pace, difesa dei diritti umani, promozione della democrazia e affermazione del principio del pronto soccorso (in difesa di minoranze sotto minaccia di genocidio) debba essere inscindibile. Inevitabile, quindi, anche la ripulsa più ferma di ogni imperialismo che, inneggiando casomai alla democrazia, pratichi una politica di potenza nel disprezzo dei diritti umani.

La rivista è totalmente autofinanziata, non ha pubblicità, si riceve solo per abbonamento. I fondatori sono ancora tutti lì, ma ora la redazione può contare su giovani redattori e su amici e collaboratori in varie città italiane. Gli abbonamenti, all’inizio del 2005, sono circa 1350, equamente distribuiti tra le città italiane. La proprietà della rivista è stata della cooperativa omonima fino al 2009. Per iniziativa dei redattori, collaboratori di Una città e di altri amici nel gennaio 2003 si dà vita alla Fondazione Alfred Lewin che nel novembre 2009 assume la proprietà della testata Una città. La cooperativa resta "casa editrice".

Hanno detto di noi

"E le parole di Marco mi hanno fatto tornare in mente l'intervista a un ingegnere biomedico di 31 anni, disoccupato, che ho letto su una delle più belle riviste italiane, «Una città» (marzo 2011)".
Su Domenica de Il Sole24 ore del 1° aprile 2012.

"Et lorsque je saurai l’italien, je lirai Una Città, revue vingtenaire paraissant tous les mois et qui est consacrée à collecter des interviews sur des sujets sociaux, partant du principe que l’écoute est un acte politique ou philosophique fort, une forme de militantisme. Cent-quatre vingt deux numéros sont sortis et plus de deux mille deux cent interviews de personnalités anonymes ou non ont été réalisées : un conseiller municipal, un fan de heavy-metal, un policier, un écrivain…"
Jean-Noël Lafargue, www.hyperbate.com

"20 anni di interviste con i piedi scalzi"
Marco GiovannelliVarese News.

"Hanno avuto qualcosa da dire sulle sue pagine filosofi, storici, scrittori di prestigio, ma anche il colono israeliano, la sopravvissuta della strage di Brescia, l'immigrato senegalese che rinuncia e ritorna a casa, il fascista, la maestra di strada di Secondigliano, il falegname comunista di Padova esasperato dal centralismo e dalla burocrazia che «ci ha fatto capire la forza di penetrazione delle idee della Lega», la casalinga col suo «manifesto di femminismo involontario»: persone senza personaggio, non emblemi ma storie, raggiunti uno per uno attraverso «reti basse», amicali, sotterranee, dirette..."
Michele Smargiassi, La Repubblica

"Un ottimo mensile politico-sociale? Una città che si stampa a Forlì da quattro anni. Purtroppo non siamo ancora in tanti a conoscerlo..."
Grazia Cherchi, L’Unità.

"Trovo queste notizie nel bel foglio mensile "Una città”, cordiale rivista di pensieri che si stampa in Forlì. Leggo da lì le parole scritte da uno dei primi passanti di quel ponte: "Ecco, si sappia che io umile servo di Dio, un così alto ponte che sovrasta due rocce guizzanti verso il cielo, mai ho visto”. Questo era il ponte di Mostar..."
Erri De Luca, L’Avvenire

"E’ una rivista rara Una città. Sedici paginoni prodotti a Forlì, ma aperti al mondo".
Lucio Caracciolo,
L’espresso ...

"Un piccolo dono natalizio a tutti voi: un abbonamento ad una rivista che, nell’ambito della ricerca, della comunicazione e dell’approfondimento ho spesso apprezzato..."
Alexander Langer,
lettera a amici

"Ma siccome abbiamo imparato che bisogna sempre finire con una nota ottimistica, ricordiamo che dal ventre dell’Italia provinciale può sempre uscire qualche cosa di inaspettato. Prima toccò a Piacenza, poi a Forlì, dove esce l’interessante rivista Una città. Chissà cosa succederà quando si metterà in moto Forlimpopoli!"
Cesare Cases,
L’indice dei libri

"... In realtà ottenne 40 seggi invece di 19, come conferma Khalida Messaoudi in una intervista pubblicata sull’ultimo numero della rivista di Forlì Una città, rivista assai impegnata accanto ai democratici algerini".
Barbara Spinelli,
La stampa.

"Una città è un rotocalco culturale, come sta scritto sul frontespizio, che si pubblica a Forlì con cadenza mensile. Non conosco i redattori della rivista e neppure so che diffusione abbia, quanto sia seguita; ma riceverla è ogni volta una gioia e una sorpresa. In pochi altri fogli di discussione pubblica trovo altrettanta capacità di guardare alle cose del mondo con spirito libero e desiderio di capire, fuori da qualsiasi ideologismo. In quelle pagine si parla di ciò su cui altrove si tace. E quando invece si parla di ciò di cui tutti parlano, lo si fa con attenzione al lato in ombra dei problemi, al risvolto meno evidente e meno banale della realtà".
Sergio Givone,
L’Avvenire.

"In sette anni hanno pubblicato 1200 interviste e non uno degli intervistati si è lamentato (cosa stupefacente, per chiunque lavori in una redazione). Solo qualche mese fa si sono accorti che sì, forse, anche loro hanno diritto ai rimborsi per la carta. Il formato lenzuolo è incompatibile con la distribuzione, ma di cambiarlo non se ne parla, non vogliono sacrificare le foto (terzo pilastro, con le interviste e le storie, del mensile che loro chiamano il giornale). L’unica strategia di marketing è stata un natalizio 3x2, tre abbonamenti al prezzo di due. ..."
Manuela Cartosio
,
Il manifesto.

"Ormai non è più una sconosciuta cenerentola Una città, la rivista pubblicata a Forlì; a sei anni dal suo esordio si è meritatamente affermata a livello nazionale con la sua capacità di arrivare al cuore di tanti problemi politici, etici, culturali, in maniera coraggiosa e priva di pregiudizi ideologici, ma anche in tono pacato e colloquiale. Grazia Cherchi si era innamorata di questa rivista "Così viva e libera”, e con lei Alex Langer, che ne fu un grande sostenitore".
Gianni Sofri, L’Unità

"L’importante, della rivista Una città, mi sembra questa capacità selettiva di cogliere, nella vita che ci circonda, nelle esperienze dei vari paesi, delle varie culture, delle varie realtà, le cose che val la pena di far raccontare, ma poi, nello stesso tempo, un modo di raccontare un’esperienza senza limiti precostituiti, in cui non c’è solo l’episodio che uno deve raccontare, ma c’è, insieme, la sua vita..."
Vittorio Foa

archivio
Editoriali

-il primo editoriale (1991)

-Perché parliamo tanto
di ebrei
(1992)

-sulla Bosnia (1993)

-l'editoriale quando due amici morirono: Alexander Langer e Grazia Cherchi (1995)

-la polemica sulla laurea Honoris causa a Khalida Messaoudi (1998)

L'editoriale di don Sergio Sala sull'Algeria (1997)

-L'editoriale, assai controverso e criticato da tanti amici, più per il tono che per il contenuto, sul Kossovo (1999)

-L'editoriale sui due martiri e sulle due Torri (2001)

-L'editoriale sull'Irak: un nuovo internazionalismo (2004)


Lettere
agli amici

5 ottobre 2000
2 dicembre 2000
3 ottobre 2001
4 dicembre 2001
5 giugno 2002
6 settembre 2002
7 dicembre 2002
12 settembre 2003
9 ottobre 2003
10 marzo 2004
20 febbraio 2005
12 marzo 2005
14 marzo 2005
25 marzo 2005
26 marzo 2005
30 marzo 2005
5 maggio 2005
30 maggio 2005
17 giugno 2005
20 giugno 2005
30 giugno 2005
10 settembre 2005
11 settembre 2005
20 settembre 2005
30 settembre 2005
20 gennaio 2006
10 febbraio 2006
15 febbraio 2006
16 febbraio 2006
17 febbraio 2006
21 febbraio 2006
23 febbraio 2006
24 febbraio 2006
25 febbraio 2006
3 marzo 2006
13 marzo 2006
20 marzo 2006
1 aprile 2006
3 marzo 2007
5 marzo 2007
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21 settembre 2007
28 settembre 2007
12 febbraio 2008
23 marzo 2008
31 marzo 2008
13 ottobre 2008
16 ottobre 2008
24 ottobre 2008
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7 novembre 2009
18 novembre 2009
22 aprile 2010










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