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L'audioteca

La biblioteca si propone di raccogliere un'audioteca; lo stimolo a questo le deriva in primo luogo da un dato pratico: la donazione alla Fondazione Lewin dell'intero archivio audio della rivista Una città (circa 2200 interviste ben conservate per un totale di circa 2000 ore di sonoro); in secondo luogo dalla considerazione, che condivide con i redattori della rivista Una città (essendo essi, fra lʼaltro, tutti sottoscrittori della Fondazione) dell'importanza dello strumento dell'intervista e, in particolare, di quella lunga, caratteristica più della "storia orale” che del giornalismo. Riportiamo lʼapprezzamento per il lavoro della fondazione espresso da Vittorio Foa durante unʼintervista video sul tema della memoria (edita in dvid dalla casa editrice Una Città): "Voglio cogliere questa occasione per dire lʼoriginalità del modo in cui voi avete risuscitato una memoria. Non avete soltanto riprodotto una memoria, lʼavete fatta rinascere facendo emergere anche gli affetti a essa collegati, e che potevano essere sopiti, rimossi dal tempo e anche dall'opera infame degli uomini che avevano collaborato col tempo nell'opera di rimozione. Questo mi fa venire in mente un aspetto della vostra esperienza che ha a che fare, in qualche modo, con il problema del ricordo, ed è il vostro modo di fare delle lunghe interviste. Ecco, è questo che mi colpisce: la lunghezza non è solo una caratteristica fra altre di un modo di fare interviste, è unʼaltra cosa, è la richiesta di una valutazione nei tempi lunghi. Si chiede a qualcuno non soltanto di dire quello che pensa, ma di pensarlo in tempi lunghi. Ora, a mio giudizio, il sollecitare i tempi lunghi è decisivo. Noi siamo tutti inchiodati al tempo immediato in un modo addirittura brutale, ma quando possiamo portare il nostro pensiero su dei tempi diversi, noi sentiamo che i problemi cambiano. I problemi diventano diversi”. Oggi il patrimonio audio donato dalla rivista Una Città alla biblioteca è stato completamente digitalizzato.
chi siamo
la biblioteca Gino Bianco

La biblioteca Gino Bianco
La biblioteca Gino Bianco è aperta al pubblico e il sito è online.

Da alcuni giorni il sito della biblioteca Gino Bianco è online. Si tratta di una biblioteca dedicata alla memoria della shoà, ai diritti umani e alle buone pratiche di cittadinanza, allo studio e alla divulgazione, dell'"altra tradizione" del movimento operaio, quella del socialismo umanitario, e ai suoi ideali di libertà e giustizia sociale, comunalismo, federalismo, europeismo, cosmopolitismo. La biblioteca ha inziato un lavoro di digitalizzazione di alcune riviste e periodici, che rende disponibili al pubblico direttamente on line: sono già sfogliabili on line "Tempo Presente", di Nicola Chiaromonte e Ignazio Silone, "Politics" di Dwhigt mcDonald, "L'Unità" di Gaetano Salvemini) e "Giustizia e Libertà", dal 1935 al 1940, il settimanale clandestino di Giustizia e Libertà. La biblioteca è inoltre aperta al pubblico il martedì e il giovedì dalle 14:30 alle 19:30. Per maggiori informazioni: qui.

La biblioteca Gino Bianco

L'idea di una biblioteca aperta al pubblico comincia ad apparire realistica ai sottoscrittori della Fondazione Lewin, che già possedeva una cospicua raccolta di testi riguardanti la Shoah, quando ha ricevuto in eredità da uno dei suoi fondatori, Gino Bianco, giornalista e militante socialista, gran parte della sua biblioteca di cultura politica, l'archivio personale, comprensivo di moltissimi documenti riguardanti il laburismo inglese e l'Internazionale socialista, una raccolta molto importante di manoscritti, tuttora inediti, di Andrea Caffi; circa 200 numeri di Giustizia e Libertà, settimanale, degli anni della guerra di Spagna. Altro incoraggiamento a credere nel "progetto biblioteca” ci è venuto quando Miriam Rosenthal Chiaromonte, entusiasta del progetto, ha donato alla futura biblioteca la collezione di Politics, la rivista americana su cui scrivevano, fra gli altri, Hannah Arendt, Simone Weil, e Albert Camus e una raccolta di libri appartenuti ad Andrea Caffi; e quando ha voluto lasciare in eredità alla Fondazione una parte consistente della Biblioteca appartenuta a Nicola Chiaromonte.


La biblioteca si interessa:

-Al problema della memoria e della riflessione sui genocidi del 900, a partire dalla Shoah, con l'obiettivo prioritario di rendere il ricordo "vivo”, "vitale”, agli occhi dei giovani;
-A quella che abbiamo chiamato "l'altra tradizione”, la tradizione non marxista del movimento operaio e socialista. A questo riguardo una particolare attenzione la biblioteca vuol dedicare alle riviste militanti "minoritarie”, avendo in animo di impostare un lavoro, rivolto soprattutto ai giovani, di divulgazione, ma anche di riflessione e attualizzazione;

-Alle tematiche dei diritti di cittadinanza in Italia e in Europa, ai diritti umani nel mondo, alle buone pratiche di cittadinanza fondate sulla partecipazione democratica attiva dei cittadini, e in generale, sui problemi sociali, demografici, geopolitici che si intrecciano coi problemi della cittadinanza e della vitalità di una democrazia.

Cosa possiede la biblioteca

Il fondo Gino Bianco che comprende l'archivio personale, una mole notevole di materiali delGino Bianco (a sx) con Danilo Dolcil'Internazionale socialista che lo vedeva corrispondente per il partito italiano, circa 300 volumi di storia e cultura politica (molti dei quali in inglese) riguardanti la storia del laburismo e una raccolta preziosa di opuscoli in lingue originali del movimento operaio europeo dalla fine dell'800 al secondo Dopoguerra.
Il fondo Nicola Chiaromonte che comprende 400 volumi di storia, cultura politica, letteratura e teatro, molti in lingua francese e inglese;
Il fondo Katharina Mahn
che comprende circa 1500 volumi in lingua tedesca che la madre di Katharina, un'amica della fondazione, ha voluto donare alla biblioteca dopo la morte della figlia, che a Forlì aveva studiato. Sono libri di filosofia, storia e letteratura, fra cui le opere di Benjamin, Adorno, Sholem, ecc. e l'edizione anastatica di Die Fackel, la leggendaria rivista scritta ed edita da Karl Kraus.
Le riviste: La fondazione allo stato attuale, grazie a donazioni, possiede le collezioni de Il Mondo di Mario Pannunzio (1949-1966), di Tempo Presente (1956-1968), de L'Unità di Gaetano Salvemini (1911- 1920), de Il Ponte di Piero Calamandrei (1945-1983), de La Voce (1908- 1915), de Il socialismo, rivista fondata e diretta da Enrico Ferri (1902-1904), di Mercurio di Alba de Cespedes; de Il pensiero italiano, rivista fondata da Felice Cavallotti (1892-1896), di Critica Sociale (1892- 1972); di Quarto Stato di Carlo Rosselli e Pietro Nenni (1926), Rivista critica del socialismo di Francesco Saverio Merlino (1899), di Risorgimento liberale, quotidiano diretto da Mario Pannunzio; di Risorgimento socialista, settimanale diretto da Valdo Magnani e Aldo Cucchi; de La Critica Politica, mensile diretto da Oliviero Zuccarini, repubblicano federalista; la collezzione completa di Politics, 13 numeri di Giustizia e Libertà, le collezioni di Preuves e di Encounter, le riviste francesi e inglesi dell'Associazione per la libertà della cultura; l'anastatica di Die Fackel, di Karl Kraus. Numeri de La nouvelle societé (1885), di Studi sociali di Luce Fabbri, de La nuova repubblica di Ernesto Codignola, dei Problemi della Rivoluzione italiana di Silvio Trentin, de L'adunata dei refrattari, di Stato operaio, di Survey, di Dissent, de Le Quatrieme Internationale, di Volontà, di Mother Earth, de La rivolta umana, della Rassegna mensile di Israel, di Politica socialista, di Les Temps Modernes
I libri: la biblioteca può contare su circa 4000 volumi di cultura politica.

Nella foto Gino Bianco (a sinistra) con Danilo Dolci a Londra.

Il Fondo Andrea Caffi


Intellettuale militante tanto importante quanto schivo e refrattario ad ogni accademia e impegno editoriale, fu soprattutto collaboratore di riviste e grande scrittore di lettere ad amici sparsi per più continenti. Ma la vita avventurosa e precaria, attraverso la bufera delle due guerre mondiali e dei fascismi europei, non gli permise di tenere insieme il suo archivio, che andò in più riprese disperso. A maggior ragione acquista rilevanza la raccolta di carte (lettere, quaderni di appunti, dattiloscritti di saggi) che, passata di mano da Caffi a Chiaromonte e da Chiaromonte a Bianco, oggi è diventata patrimonio della nostra Fondazione. Importante la corrispondenza, fra cui quella con Antonio Banfi, le lettere (59) di Mario Levi, fratello di Natalia Ginzburg, dei tempi della guerra di Spagna, tuttora inedite, quelle di Nicola Tucci da New York, e una raccolta di lettere, in russo, agli amici dissidenti fuoriusciti dalla Russia sovietica con cui Caffi mantenne rapporti di amicizia per tutta la vita. Propositi della biblioteca e della fondazione sono la pubblicazione delle lettere di Levi e quella, molto impegnativa per via delle difficoltà di trascrizione e traduzione dal russo, delle lettere agli amici dissidenti russi: compito a cui si erano già dedicati, senza riuscire a portarlo a compimento, sia Chiaromonte che Bianco.

Socialismo libertario
Scritti di Gino Bianco dal 1960 al 1972. Introduzione di Alan J. Day
"Ho incontrato Gino Bianco per la prima volta a Londra all’inizio del 1968, poco dopo essermi unito all’Internazionale Socialista come curatore editoriale del loro periodico. Uno dei miei compiti era l’organizzazione delle conferenze stampa; alla mia prima volta, seduto in prima fila, c’era un uomo piccolo e dall’aspetto fiero, che si era presentato come corrispondente londinese per l’Avanti!, il giornale dei Socialisti Italiani. Non so più su cosa fosse la conferenza stampa, ma ricordo di essere rimasto affascinato dal forte accento italiano di Gino. Non l’avrebbe mai perso, anche dopo aver cominciato a padroneggiare la lingua. Poco dopo quel primo incontro, Gino e io uscimmo a pranzo assieme, per parlare della situazione politica italiana. Ne nacque una forte amicizia, durata fino alla sua triste dipartita, nel 2005.(…)Come discepolo di Caffi e Chiaromonte, Gino aveva poco tempo per le manovre e le pugnalate alle spalle tipiche della politica di partito italiana dei tardi anni Sessanta, e specialmente delle infinite manovre della sinistra non comunista. Da Londra, guardava divertito ai tentativi fallimentari dei Socialisti di Nenni e dei Socialdemocratici di Saragat di mettere insieme un partito unitario, dilettandosi a spiegarmi perché la presunta fusione sarebbe poi finita in un’astiosa separazione, a metà del 1969. (…)Sono anch’io riconoscente a Chiaromonte, perché fu lui a consigliare a Gino di andare a Londra nel 1966: se non fosse stato per quel coraggioso trasferimento in un nuovo Paese, probabilmente non avrei mai incontrato quest’italiano capace, generoso, anticonformista, che sarebbe poi diventato un amico prezioso”. (Dall'introduzione di Alan J. Day)Gino Bianco a Londra di Alan J. DayIl Libertario, storia di un giornale anarchico I fatti di Genova e la democrazia cifrata L’attività degli anarchici nel Biennio rosso (1919-1920)Rivoluzionarismo anarchico in Lunigiana nel 1894L’attentato di Gino Lucetti L’avvento del fascismo a Sestri Ponente (1921-1922)"Crisi con i novatori”Trotzki e la rivoluzioneTogliatti in Spagna Socialismo e marxismo Profilo di un operaio rivoluzionarioAnarchici e sindacalisti rivoluzionariI primi dieci anni del comunismo italianoLe idee di MartovIl centenario di Lenin visto da Londra Chiaromonte-Caffi, lettere e altro.

archivio
Chi è
Gino Bianco

Gino Bianco (1932-2005) è stato dal ʻ56 al ʻ60 ricercatore presso l'Istituto di storia moderna e contemporanea dell'Università di Ge- nova. Poi redattore della rivista Critica sociale (direttore Giuseppe Faravelli) e responsabile dal 1964 al 1967 della sezione storica del CESES (centro studi economico sociale) di Milano.
A Londra, dove ha vissuto vent'anni, è stato fellow al Center of Contemporary European Studies, dell'Università del Sussex, ricercatore presso l'ufficio studi dell'Internazionale socialista, corrispondente prima dell'Avanti! e del giornale radio del terzo programma Rai, poi del Giornale (con direttori Indro Mon tanelli ed Enzo Bettiza) di Milano. Rientrato in Italia nel 1987, come inviato del GR-3 ha seguito il rivolgimento dell'Europa dell'Est, e in particolare, la caduta del muro di Berlino, le rivoluzioni in Polonia e in Cecoslovacchia, il crollo di Ceausescu, la crisi del mondo balcanico e la guerra del Golfo Persico.
Ha collaborato con saggi e articoli di storia contemporanea a Movimento Operaio e Socialista, a Mondo Operaio, al Mondo (direttore Mario Pannunzio), a Tempo presente (direttori Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte), alla rivista londinese Survey (direttori Walter Laqueur e Leo Labedz). Ha curato per Einaudi una raccolta di testi sulla rivoluzione indu- striale inglese e sul socialismo pre-marxista; per la Nuova Italia ha pubblicato un libro sui laburisti tra le due guerre e per le edizioni Lerici una biografia su Andrea Caffi; per Lacaita ha pubblicato "Nicola Chiaromonte e il tempo della malafede”.





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