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lettere da...

UNA CITTÀ n. 187 / 2011 settembre

Articolo di Micol Briziobello

Lettera dalla Tunisia

La notte di San Lorenzo a Tunisi passa inosservata e in questo dieci agosto duemilaundici si ricorda soltanto che oggi è il decimo giorno di Ramadan. A parte le uova dell’immancabile brik che appesantiscono ogni giorno di più, le giornate passano tranquille tra spese forsennate al mercato, siesta prolungata, preghiere e uscite serali.Come dire, il Ramadan è come il Natale, solo che dura un mese (ahimé!).
Le pietanze, l’aria di festa, i preparativi, il chehya tayba con cui ci si saluta augurandosi un buon pasto in attesa della rottura del digiuno, la cena tutti insieme, la telenovela girata appositamente per il Ramadan, il saha sheribtek che tutti pronunciano vicendevolmente dopo aver mangiato, non si concludono in una sera ma si ripetono, quasi allo stesso modo, per un mese intero.
A parte il precetto religioso del Ramadan (terzo dovere dei musulmani), ognuno decide autonomamente perché privarsi di acqua e cibo fino al calar del sole. Chi sceglie di purificarsi fisicamente per un mese intero, chi si immedesima nei poveri che non hanno acqua né cibo, chi investe nel mese sacro per purificarsi dai peccati commessi durante l’anno. Il Ramadan, infatti, è un mese di purificazione di corpo e mente. Non si deve litigare, non si deve parlare male degli altri, non si devono commettere cioé nemmeno quei peccati "veniali" legati all’imperfetta natura

L'articolo continua nel numero 187 che si può comprare singolarmente, al costo di 3 euro, qui.

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