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UNA CITTÀ n. 178 / 2010 Ottobre

Articolo di Bel Greenwood

LETTERA DALL'INGHILTERRA

Cari amici,
certi giorni sembra che non smetterà mai di piovere, poi però arriva la tregua di un po’ di sole. In un giorno come questo, Elida si siederà su una panchina al riparo di un albero e si metterà a rovistare nella sua collezione di borse di plastica. Ha uno zaino ricoperto di toppe cucite a punti fitti e spessi. Il grosso dei suoi beni è appoggiato al muro della scuola privata maschile vicina alla cattedrale. Nessuno conosce il suo vero nome o la sua storia. Non ha l’abitudine di fare conversazione. Tutto quello che si sa è che dorme su un gradino di pietra della porta ovest della cattedrale, ogni notte e lo fa da otto anni. E’ visibile e invisibile al tempo stesso. Fa parte di questo posto come la statua di Giuliana di Norwich, la santa che dall’alto del suo piedistallo di pietra guarda in giù verso Elida. Anche Giuliana di Norwich, la prima anacoreta medievale famosa per avere detto, "tutto andrà bene, ogni sorta di cose andrà bene” passò anni in silenzio e in isolamento, ma era stata sua la decisione di occupare una piccola cella sotto una chiesa.
Elida "occupa” l’aria aperta in un’area delimitata all’esterno della cattedrale e non rivolge la parola a nessuno, tanto meno agli scolari privilegiati che giocano nel campo sportivo davanti a lei, agli insegnanti che le passano accanto, agli addetti alla cattedrale che azionano le porte per i visitatori. Sembrano tutti così abituati a vederla che non notano più la sua presenza.

Elida è solo una delle persone che compongono la popolazione dei senza fissa dimora, dei più vulnerabili o dei bisognosi. Gente che vive giorno per giorno, nelle ombre e negli angoli della città. Non sempre vediamo quello che ci passa davanti agli occhi. Non è che coloro che dormono in strada vogliano essere notati. Quello che vogliono è sentirsi al sicuro in strade piene di pericoli.

Sono avvilita. In queste due ultime settimane ho incontrato persone straordinarie: quelle che lavorano con i senza fissa dimora cercando di aiutarli e le stesse persone senza fissa dimora che con umorismo e coraggio continuano a cercare di sopravvivere. Non riesco a immaginarmi di superare una notte intera a meno dodici ma molte persone che ho incontrato hanno dovuto fare proprio questo.
Jim Graver ha lavorato con i senza fissa dimora per 15 anni e ora è il direttore regionale di Big Issue, un giornale che chi dorme in strada, i senza fissa dimora e i più vulnerabili, possono comprare e vendere al pubblico in alternativa a chiedere l’elemosina. E’ un uomo appassionato e pieno di energia. Sono state introdotte delle casacche rosse che rendono i venditori facili da individuare. Sopra ci sono i loghi delle ditte che li sponsorizzano; sulle casacche di Norwich c’è la marca di un commerciante di vini e, anche se si tratta di commercio equo, i venditori hanno colto subito la potenziale ironia.
"Non esiste l’archetipo della persona senza fissa dimora -ho conosciuto gente con due titoli di studio e gente che può appena parlare”, dice Jim. Vendere il giornale è un passo verso un impiego normale e per coloro che si sforzano c’è appoggio, ci sono piani di azione per cercare di arrivare da qualche parte partendo da nessuna parte. "Cerchiamo di instillare l’idea che stanno vendendo il giornale e non il fatto che sono senza fissa dimora.”

Stephen vende Big Issue agli incroci di vicoli e strade della città. Negli ultimi sei mesi si è accampato nei boschi al confine della città. E’ a Norwich da otto anni e una volta girava l’Europa con la Fluffy Bunny Bandage Band. Viveva in una barca, ma fu sfrattato e la barca affondò, non una volta, ma due. Poi perse la sua roulotte quando venne devastata dagli ufficiali giudiziari che volevano che la spostasse.
"Ti abitui a perdere tutto”, dice. Stephen vende Big Issue per finanziare il suo progetto di uno studio di registrazione in una bici-roulotte che funziona a energia solare. Qualsiasi cosa succeda c’è qualcosa che lo fa andare avanti, attraverso la tossicodipendenza o l’alcolismo. Tutti quelli che ho incontrato sulla strada sono in viaggio verso una qualche meta, sono passati per abusi infantili, morte, violenza, divorzio, rottura di rapporti, famiglie che non significano più nulla, perdite, alcool, e droghe per alienarsi, per intorpidire le emozioni e per ripararsi dal freddo.

Si avvicina un cambio stagionale nella vendita del giornale. Per qualche motivo l’immaginazione della gente si ravviva nella corsa verso il Natale come non succede nel resto dell’anno. E’ freddo e la gente pensa che non vorrebbe trovarsi senza casa durante il Natale. La città si riempie di gente che va a far compere. Le vendite del giornale in questo periodo triplicano o quadruplicano. E’ come se, accendendosi le luci della città, improvvisamente il venditore di Big Issue, il senza fissa dimora, diventasse più visibile.

L’ultimo governo aveva dato vita a una campagna per ridurre a zero entro il 2012 il numero di coloro che dormono in strada e il governo di Cameron ha deciso di proseguire la stessa politica. Per tutto il paese i consigli comunali hanno stilato piani d’azione per dare seguito a queste direttive. Il 2012 è la data delle Olimpiadi e si dice che a Londra, attorno allo stadio olimpico, i senza fissa dimora vengano incoraggiati a spostarsi in altre città.
E’ una voce che gira in strada e alla mensa, la Soup Run. Anche la Soup Run è al tempo stesso visibile e invisibile e anch’essa fa parte del paesaggio.
E’ opera dell’Esercito della Salvezza e da vent’anni funziona ogni singola notte, compreso Natale. Si tratta di un intervento di valore straordinario, fatto di dedizione e di compassione. I volontari arrivano anche da molti chilometri di distanza per servire zuppa e panini alle dieci di sera. La mensa è aperta ai bisognosi in generale, non solo a chi dorme per strada. La notte che ci vado io c’è un’atmosfera di nervosismo, di tensione.
Una fila di agenti imbacuccati nei loro impermeabili di plastica giallo fosforescente (nello slang li chiamano proprio "plastics”) e di poliziotti in divisa pattugliano la strada e 30-40 persone si affollano per prendere il cibo. E’ un momento difficile da governare e quelli che dormono nei boschi al confine della città non ce la fanno ad entrare perché è troppo tardi o troppo lontano. Alcuni dicono che il numero di persone in stato di bisogno sta aumentando ma è difficile da stabilire perché questa popolazione cambia spesso, c’è sempre chi se ne va a ricominciare da qualche altra parte.

Alla domenica pomeriggio i senza fissa dimora e i bisognosi possono mangiare un piatto caldo fatto in casa, lavare i vestiti e fare una doccia. In due ore il King’s Centre vede passare 60-70 persone.
In un riparo diurno per i senza fissa dimora che dà da mangiare a 50 persone al giorno, si è presentata una giovane coppia con un bambino chiedendo un pacco di cibo perché senza soldi e senza niente da mangiare. Sono tutte persone senza fissa dimora, o alloggiate in ostelli e sistemazioni temporanee o a rischio di trovarsi senza casa. Non ho alcun dubbio che continuando la crisi economica ci saranno sempre più persone che patiranno la povertà.
Mick, che vende Big Issue nel centro della città, dice che non c’è niente di peggio che essere ignorati da passanti che si comportano come se lì non ci fosse nessuno. Meglio, ammette, un rifiuto educato che essere lasciati lì a sentirsi come se non esistessimo.
Bel Greenwood © 2010

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