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UNA CITTÀ n. 138 / Aprile 2006

Articolo di Martin Goettske

HUAXI
Grazie a un mix micidiale di dittatura feudale e sviluppo economico moderno, è la cittadina più opulenta della Cina.

Huaxi. Il signor Zhou Fuquan sembra come aver sbagliato strada ed essere entrato in una casa non sua. E’ in piedi nel mezzo del salotto di questa fastosa villa. Dal grande e morbido divano di pelle si gode la vista ininterrotta del televisore 40 pollici e i mobili in legno lucidato sono ricoperti di figure opulente e orologi. Tutto trasuda ricchezza. L’opulenza della villa non sembra compatibile con questo vecchio contadino incurvato nella divisa maoista, con la pelle cotta da anni di lavoro nei campi e la dentatura distrutta. Potrebbe essere un abitante di qualunque villaggio cinese ma quello in cui vive è molto diverso dalla media e quindi dobbiamo scusarci con Zhou: questa è la sua residenza.
Vicino alla cornice dorata contenente il diploma che testimonia il servigio da lui reso alla comunità, Zhou accoglie disorientato le orde di turisti cinesi che gli invadono la casa. “Siamo venuti ad imparare da quest’esperienza” dice Kang Baoyin, un contadino della vicina provincia di Zhejing. Insieme ad altri visitatori del suo stesso paese rimane attonito davanti all’incredibile grado di benessere, “Anche voi potete ottenerlo” dice con incoraggiamento la guida del gruppo. Un ospite proveniente da Shanghai dice con tono scettico: “Qui vivono meglio di noi! “.
Il nome del paesino è Huaxi, lodato come “il villaggio numero uno” in Cina e abitato dai contadini più ricchi del paese.
Nel centro del villaggio si erge una nuova pagoda di 25 piani fiancheggiata da circa 150 ville familiari quasi identiche, di 400 metri quadri, e 25 residenze di lusso una delle quali appartiene a Zhou. Da qui si capisce perché i contadini, che guadagnano di media 2.500 yuan all’anno, vogliano imparare da Huaxi. Lì, infatti, gli abitanti guadagnano una media di 50.000 yuan all’anno, ogni famiglia possiede una macchina, accede gratuitamente all’elettricità e alla benzina ed è pure coperta da un’assicurazione sanitaria. Fuori dalle mura del villaggio si trova l’origine del miracolo di Huaxi, ovvero le fabbriche che producono manufatti in acciaio e ferro, sigarette, articoli high tech e molto altro. Si valuta che le industrie di proprietà del villaggio abbiano ottenuto profitti annuali pari a dieci bilioni di yuan. I 2000 abitanti registrati di Huaxi sono stati per lungo tempo troppo pochi per stare al passo col successo delle loro imprese. Diecimila contadini che normalmente avrebbero affollato le metropoli cinesi alla ricerca di un lavoro sono stati assorbiti dalle fabbriche di questo piccolo villaggio.
Tuttavia, con salari che variano dai 600 agli 800 yuan, non sono certo i principali beneficiari della ricchezza di Huaxi.
Huaxi, che dista tre ore di macchina da Shanghai, è la creatura di Wu Renbao. All’interno della pagoda si possono vedere appese al muro foto del signor Wu insieme alle personalità più importanti del Paese. Quando il Presidente Jiang Zemin ha visitato il villaggio un opuscolo del paese riferisce che abbia esclamato: “Gli abitanti di Huaxi sono felici! Veramente felici!”. Se conformarsi significa essere felici, allora gli abitanti di Huaxi sono sicuramente tra i più felici della Cina. Il villaggio è un insieme ordinato, forse troppo ordinato con file interminabili di abitazioni uguali. I bar, gli internet cafè e l’onnipresente Karaoke sono banditi. Gli abitanti del villaggio, cui viene assegnato il lavoro dalle autorità locali, ricevono metà del salario ogni mese mentre l’altra metà viene messa in un fondo. Alla fine dell’anno vengono distribuiti consistenti bonus insieme al 40% dei salari trattenuti. Il denaro rimasto viene destinato ad altre attività a discrezione delle autorità del villaggio.
Tutti i cinesi conoscono Huaxi. Prima e durante la Rivoluzione Culturale, l’onore di essere il “villaggio numero uno” della Cina era toccato a Dazhai nella provincia settentrionale dello Shanxi. Il villaggio fa ora parte della leggenda. Durante il periodo d’oro, i suoi abitanti, ispirati dalle parole d’ordine di Mao, facevano raccolti sovrabbondanti, uno dopo l’altro, così almeno era la versione ufficiale finché Deng Xiaoping andò al potere e i leader del villaggio furono accusati di aver mentito sulla reale entità della produzione. Il governo venne sospettato di aver finanziato Dazhai per utilizzarne il successo per la propaganda comunista. Nel 1964 Mao spronava il popolo a “imparare da Dazhai”, ora colonne di autobus entrano a Huaxi con cinesi desiderosi di imparare dall’esperienza di Huaxi. La lezione insegnata oggi è però molto diversa. Il leader del villaggio di Dazhai allora proclamava “L’autosufficienza è il segreto”, Wu Renbao è più pragmatico, “Portare prosperità al popolo”.
Lo sviluppo economico nel paese di Huaxi è un esempio di come i villaggi in Cina siano stati in grado di usare la maggiore libertà di mercato creatasi durante il periodo delle riforme cominciato nel 1978. All’inizio si permetteva ai contadini di vendere parte dei loro raccolti al mercato libero. In questo modo si creò un capitale e vennero fatti investimenti per aumentare le possibilità di guadagno soprattutto nelle imprese di proprietà del villaggio. Molte di queste sono sorte dopo che Deng ha realizzato le riforme economiche. Il governo è compiaciuto di questa forma di proprietà poiché mette in moto l’economia nelle campagne utilizzando una forza lavoro altrimenti superflua e in questo modo diminuisce il divario fra le città e le aree rurali.
Uno dei punti di forza delle imprese di proprietà del villaggio è stato la manodopera a basso costo disponibile nelle campagne. Questo tipo di impresa, essendo i proprietari le autorità del villaggio, ha ottenuto uno status che ha reso molto più facile la richiesta di materie prime, tecnologia e terra a basso costo quando lo Stato ancora la assegnava.
L’anno scorso il settantaseienne Wu Renbao si è dimesso dalla carica di segretario del partito del villaggio, ruolo che aveva ricoperto dal 1961. E’ subentrato suo figlio dopo un’elezione in cui ha riportato una vittoria schiacciante: 100% dei voti. Beh, agli elettori era stato detto anche che se non avessero votato per il figlio di Wu, avrebbero mancato di “disciplina di partito”. Tuttora però è il padre che ricopre ancora il ruolo centrale. Ogni mattina gli abitanti del villaggio studiano le disposizioni di Wu Renbao. Si tratta di un piano in sette punti per conseguire ricchezza; fra questi educare la popolazione, rinnovare il villaggio e migliorare la produzione. Gli abitanti vengono incitati a ricordare “le tre cose che non si devono dimenticare”: la famiglia, la collettività e i vicini.
In sintonia con le vecchie amate tradizioni comuniste, gli slogan del leader del villaggio sono stampati su grandi striscioni. Accanto però compare la pubblicità commerciale per esempio di capi di abbigliamento occidentale “Renbao”. Anche Wu Renbao ha, infatti, come Mao, una linea di abbigliamento col suo nome!
Renbao, per completare l’eretico paragone, ha anche un libro dal titolo “Commentari su Wu Renbao”.
La ragione del successo raggiunto dal villaggio è per Wu semplice: “Se lotti duramente insieme agli altri e accetti la redistribuzione della ricchezza, allora sì che i risultati si vedranno”. I commentatori televisivi però sono dell’opinione che sono state l’attività politica con i relativi legami di Renbao a giocare un ruolo fondamentale. In Cina il retroterra politico è decisivo per raggiungere un successo quale quello del villaggio di Huaxi. L’accesso al capitale e agli accordi commerciali non esiste in sé. Sembra che Wu sia stato trattato particolarmente bene dallo Stato che risulta a sua volta interessato ad avere Huaxi quale esempio per i contadini delle altre regioni della Cina.
A questo punto sorge una domanda: Wu Renbao è finalmente riuscito a creare quel paradiso utopico che neppure il presidente Mao era stato in grado di realizzare?
Un forte senso di collettività degli abitanti e la distribuzione di reddito ha reso la popolazione ricca ed istruita. Tuttavia il villaggio, e specialmente Renbao, hanno dovuto affrontare con sorpresa le feroci critiche da parte dei media cinesi che ne hanno perfino disapprovato il conformismo, cosa per niente usuale in Cina. I commentatori hanno definito questo tipo di leadership “militante” e si sono sentiti pareri negativi anche da una fonte assolutamente inaspettata. Chi, per esempio, si sarebbe mai aspettato che un rappresentante del Partito Comunista Cinese potesse criticare il villaggio per aver messo l’individuo in un angolo? Il rappresentante del partito Li Jiangtao ritiene anche che il rapporto degli abitanti del villaggio con la leadership di Huaxi richiami alla memoria quello fra i sudditi e il feudatario. “Ogni abitante di Huaxi ascolta un Dio onnipotente e onnipresente”, così ha detto un commentatore televisivo. Gli abitanti del villaggio non hanno controllo sul proprio denaro e se vogliono andarsene la commissione del governo locale confischerà tutte le loro proprietà e capitali creando così una dipendenza totale dal villaggio. Inoltre i fine settimana non esistono e ci sono solo due giorni liberi all’anno. Non c’è molto tempo per godersi tutta quella ricchezza. Il giornale ufficiale People’s Daily tuttavia sostiene che “Huaxi è un miracolo”. Wu Renbao stesso non ha dubbi: “Macchina, casa, soldi, figli e immagine, se avrete queste cose sarete felici” così ha detto ai suoi critici.
In realtà, il villaggio appare molto bello e curato. Tuttavia, camminando per le strade non si può non chiedersi se Huaxi non sia un altro miraggio che il governo, ansioso di mostrare il progresso raggiunto, ha creato proprio come fece con il villaggio di Dazhai. Si tratta veramente di una storia di successo o di un esperimento gonfiato dal governo? Per Kang Baoyin, il visitatore della provincia di Zhejiang, ciò non è neppure in discussione e le critiche dei media cinesi suonano irrilevanti rispetto a tutta quella ricchezza. Per lui, si tratti o meno di limitazioni della libertà, gli abitanti di Huaxi “vivono una bellissima vita”.
Martin Goettske

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