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UNA CITTÀ n. 195 / 2012 Giugno-Luglio

Articolo di Max Ascoli

SALUTO A GOBETTI
reprint

All’inizio di questa rivista noi dobbiamo salutare un morto: e questo morto di 25 anni che era nostro amico ci dà il senso di una fatalità che ci colpisce, quasi a rendere il nostro cammino ancora più duro. Ci sono già troppi vuoti fra noi perché anche la morte debba contribuire a formarli, troppe deficienze di energie perché proprio quegli che era il più fervido dovesse essere colpito. E il dolore per la morte di Gobetti e il senso amaro che ci viene da questa morte di un amico, rendono ancora più serio il nostro inizio di lavoro, in questa nuova rivista che per sé non attende e non desidera nulla di facile. Parecchi di quanti collaborano qui hanno scritto in "Rivoluzione liberale”, sono stati amici di Gobetti, hanno imparato a conoscersi grazie a "Rivoluzione liberale” e a Gobetti. E questo certo non potrebbe definirci perché molto oltre la cerchia dei nostri attuali o eventuali compagni di lavoro si estende il numero di coloro che han conosciuto Gobetti e hanno in un qualsiasi momento lavorato con lui; tanti, fino ad essere troppi, fino a dare, talvolta, il senso di una confusione e quasi di una contaminazione, come se si trattasse più di un punto di transito e di incontro che di un vero centro di raccolta; come se dall’attività politica o culturale dovesse poi sorgere assorbente quella commerciale, libraria. Siamo stati tutti molto ingiusti verso Gobetti: d’altra parte il suo atteggiamento lo portava a non incontrare nemici, ma a suscitare dissensi e proteste da ogni parte. Tutti amici, tutti o quasi tutti dissenzienti; e di tutti o quasi di tutti Gobetti era critico scontento. La "Rivoluzione liberale” era appunto l’incontro di tendenze diverse ed opposte, ricercate in quanto ciascuna potesse coscientemente contribuire alla formazione di un substrato liberale alla vita politica italiana, non vi era allora tendenza da cui il liberalismo non potesse ricever contributo, e da cui non potessero sorgere individui collaboranti a "Rivoluzione liberale”. Praticamente nemmeno i fascisti avrebbero dovuto essere esclusi, e in realtà con fascisti della tendenza più estrema Gobetti ebbe rapporti personali e editoriali. "Rivoluzione liberale” non era né avrebbe potuto mai essere un partito, ma coi più opposti partiti, soprattutto coi più rivoluzionari, era, attraverso Gobetti, costantemente in contatto, creando così una provvisoria sintesi liberal nel gruppo d’uomini che si trovavano attorno a Gobetti. Singolarissimo fenomeno, profondamente più originale, certamente più pieno di significato di quante altre imprese culturali o editoriali si erano svolte in Italia. Questo ventenne conosceva tutti, sapeva da ogni scrittore italiano che non gli repugnasse provocare un contributo o una collaborazione, era giunto con una iniziazione pressoché nulla a impossessarsi delle più riposte regole d’attività per penetrar nel pubblico, formarsi un pubblico, vivere con uomini di lettere e di parte giovando loro e servendosene per i suoi scopi. Che cosa volesse Gobetti, quale fosse con esattezza il suo pensiero, pochi sapevano; l’originalità del suo stile fatto di sottintesi, di riferimenti intimi, era da moltissimi giudicata come una impenetrabile oscurità; e nell’uso delle parole e delle idee, Gobetti seguendo la necessità della propria formazione originalissima, soprattutto per rapidità, impregnava parole e idee comuni con una tale vastità di significati da rendere qualche volta veramente difficile la comprensione. Ma tutto questo importava molto poco; anche chi non capiva Gobetti lo seguiva, e gli serviva e se ne serviva; e chi gli era lontano doveva, in un modo o nell’altro fare i conti con lui. Gobetti non era tutto in questa o in quella sua attività, tanto che come scrittore poteva far a meno della comprensione, come pensatore di un sistema e come uomo politico di un partito; Gobetti era tutto nella sua illimitata capacità di agire, nella rapidità... [ continua ]

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archivio

Matteotti a Londra
Gino Bianco, 1984

Leonida Bissolati
Francesco Ruffini, 1920

Un uomo
I Siciliani, 1984

La Quindicina
Lo stato moderno, 1945

Il vecchio Cervi
Luigi Einaudi, 1954

Saluto a Gobetti
Max Ascoli, 1926

Federalismo...
Gaetano Salvemini, 1945

Invito alla cultura
Camillo Berneri, 1924

Elena, Nide, Libera...
Bianca Ugo, 1945

Dialogo su Israele
Giovanni Russo, 1962

Per una scuola nell'Agro...
L'Unità, 1914

Dopo Proudhon
Nicola Chiaromonte, 1945

Un libertario dimenticato
Enzo Tagliacozzo, 1957

Una pensione
Adele Cambria, 1965

La nascita di GL
Emilio Lussu

Ho rivisto Mussia
Susanne Leonhard, 1951

Il Campanile di Codogno
Giulio Maccacaro, 1975

Ho litigato con...
Giorgio Levi Della Vida

Una previsione sbagliata
Giorgio Levi Della Vida

Defenestrazione mancata

Giorgio Levi Della Vida

Ai miei amici di Romagna
Andrea Costa. 1879

Anticlericalismo

Camillo Berneri, 1936

Disobbedienza civile
Henry David Thoreau, 1849

Ai lettori
Mari Pannunzio, 1966

Il contadino italiano
Gaetano Salvemini, 1952

Un po' di prefazione
Saverio Merlino, 1898

Una federazione europea
Eugenio Colorni. 1944

Da un vecchio fallito
Andrea Caffi, 1935

Cocò all'università...
Gaetano Salvemini. 1909

Siamo tutti dei violenti
Nicola Chiaromonte, 1969

La sua discrezione...
Alberto Moravia

Togliatti in Spagna
Gino Bianco, 1964

Riflessioni sul socialismo
Andra Caffi





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