Logo Una Città
i nostri libri
Vai al catalogo completo dei libri
i reprint

UNA CITTÀ n. 179 / 2010 Novembre

Articolo di Giorgio Levi Della Vida

HO LITIGATO COLL'IMPERATORE
Reprint

Andare da Croce, avere una conversazione con Croce era per me una festa, e pregustandone il piacere quasi dimenticavo di essere incaricato di una missione specifica e ben definita, mentre mi avviavo verso il Senato, dove mi aveva dato appuntamento per la mattina del giorno in cui nel pomeriggio si sarebbe votato sulle dichiarazioni di Mussolini: il 25 o 26 giugno. […
] Da quel voto dipendevano le sorti del Governo, dipendevano anche, come conseguenza necessaria e fatale, le sorti d’Italia. Mi sorrideva ancora la speranza che il Senato desse voto contrario, sopra tutto se la massa degli incerti […
] si fosse lasciata rimorchiare dal gruppo che aveva appunto in Croce uno dei suoi membri più eminenti e che si distingueva dal gregge incolore per una certa tendenza a ragionare colla propria testa. Sapevo, è vero, che fin dall’inizio del movimento fascista Croce non gli era stato contrario, che aveva approvato tanto la chiamata di Mussolini a capo del governo quanto i primi provvedimenti del suo ministero. […
] Che questa, chiamiamola così, benevola aspettazione fosse stata alquanto scossa dal delitto Matteotti appariva molto verosimile, per quanto Croce stesso non avesse fatto alcuna dichiarazione pubblica sull’assassinio (nemmeno più tardi, del resto, lo ha menzionato tra i motivi del suo passaggio all’opposizione) . Comunque, la mia, più che curiosità, ansietà di conoscere la sua opinione era grande. La mia conoscenza di Croce era di vecchia data. Appena stabilitomi a Napoli alla fine di gennaio del 1914 gli ero stato presentato da un amico comune ed ero subito divenuto assiduo di quei deliziosi ricevimenti domenicali a casa sua, dove ogni ospite faceva quello che voleva e s’intratteneva con chi gli piaceva, mentre lui, in piedi dietro un’immensa tavola, andava prendendo in mano ora un libro ora un opuscolo ora una rivista e ne dava un breve commento e un rapido giudizio, qualche volta formulato con un’osservazione ponderata, altre volte invece compendiato in un frizzo pungente accompagnato dalla sua risata larga e dal veloce ammiccare delle palpebre. E divagava con ricordi, con citazioni, con aneddoti, i quali ultimi, per lo più relativi alle piccinerie e alle bizze degli intellettuali italiani oppure alla Napoli del passato e del presente, raccontava con una stupefacente precisione di nomi, di date, di circostanze, come se meritassero altrettanta attenzione quanta un venerabile documento storico o letterario. […
]Benché fossero passati ormai tre anni dal nostro ultimo incontro, Croce mi aveva conservato, evidentemente, la sua benevolenza, poiché mi ricevette con premurosa cordialità. Seduto sull’orlo di un divano in uno dei salottini di ricevimento di palazzo Madama, con una delle gambe troppo corte e troppo sottili distesa e l’altra ripiegata sotto questa, così da porle a sostegno all’addome alquanto prominente (era la postura abituale di Cavour, ma sono certo che non vi era da parte di Croce nessuna deliberata imitazione…
) , si preparava ad ascoltare quello che avevo da dirgli. Ma fin dalle prime parole la sua risposta sonò amara delusione. «Abbiamo discusso lungamente nel nostro gruppo la posizione da assumersi di fronte alle dichiarazioni di Mussolini» disse «e abbiamo deciso di dare il voto di fiducia. Ma, intendiamoci, fiducia condizionata. Nell’ordine del giorno che abbiamo redatto è detto esplicitamente che il Senato si aspetta che il Governo restauri la legalità e la giustizia, come del resto Mussolini ha promesso nel suo discorso. A questo modo noi lo teniamo prigioniero, pronti a negargli la fiducia se non tiene fede alla parola data. Vedete: il fascismo è stato un bene; adesso è divenuto un male, e bisogna che se ne vada. Ma deve andarsene senza scosse, nel momento opportuno, e questo momento potremo sceglierlo noi, giacché la permanenza di Mussolini al potere è condizionata al nostro beneplacito». Non potevo credere alle... [ continua ]

Esegui il login per visualizzare il testo completo.Se sei un abbonato on-line, o hai acquistato un Pacchetto di interviste o articoli clicca qui accedere, oppure vai alla pagina Abbonamenti per acquistare l'abbonamento on-line o il Pacchetto di interviste.

Gli abbonati alla rivista hanno diritto all'abbonamento on-line gratuito!


archivio

Matteotti a Londra
Gino Bianco, 1984

Leonida Bissolati
Francesco Ruffini, 1920

Un uomo
I Siciliani, 1984

La Quindicina
Lo stato moderno, 1945

Il vecchio Cervi
Luigi Einaudi, 1954

Saluto a Gobetti
Max Ascoli, 1926

Federalismo...
Gaetano Salvemini, 1945

Invito alla cultura
Camillo Berneri, 1924

Elena, Nide, Libera...
Bianca Ugo, 1945

Dialogo su Israele
Giovanni Russo, 1962

Per una scuola nell'Agro...
L'Unità, 1914

Dopo Proudhon
Nicola Chiaromonte, 1945

Un libertario dimenticato
Enzo Tagliacozzo, 1957

Una pensione
Adele Cambria, 1965

La nascita di GL
Emilio Lussu

Ho rivisto Mussia
Susanne Leonhard, 1951

Il Campanile di Codogno
Giulio Maccacaro, 1975

Ho litigato con...
Giorgio Levi Della Vida

Una previsione sbagliata
Giorgio Levi Della Vida

Defenestrazione mancata

Giorgio Levi Della Vida

Ai miei amici di Romagna
Andrea Costa. 1879

Anticlericalismo

Camillo Berneri, 1936

Disobbedienza civile
Henry David Thoreau, 1849

Ai lettori
Mari Pannunzio, 1966

Il contadino italiano
Gaetano Salvemini, 1952

Un po' di prefazione
Saverio Merlino, 1898

Una federazione europea
Eugenio Colorni. 1944

Da un vecchio fallito
Andrea Caffi, 1935

Cocò all'università...
Gaetano Salvemini. 1909

Siamo tutti dei violenti
Nicola Chiaromonte, 1969

La sua discrezione...
Alberto Moravia

Togliatti in Spagna
Gino Bianco, 1964

Riflessioni sul socialismo
Andra Caffi





chiudi