Logo Una Città
i nostri libri
Vai al catalogo completo dei libri

Appello per Berneri

Noi ovviamente non contiamo nulla, ma ciononostante avanziamo una richiesta solenne agli ex-comunisti del Pci (la specifica è necessaria perché ci sono anche gli altri ex-comunisti, quelli del 68, e l’impressione è che i conti con le loro idee e con i loro atti di un tempo li abbiano fatti ancor meno dei primi): convochino un grande convegno sulla figura di Camillo Berneri, grande intellettuale e militante italiano, anarchico eterodosso, antifascista della prima ora e altrettanto rigoroso anticomunista, amico dei fratelli Rosselli, combattente di Spagna, ucciso dai comunisti delle brigate internazionali che ne rivendicarono l’omicidio sul giornale comunista in Francia.
E in questo convegno si faccia luce, finalmente, sul ruolo che ebbe Togliatti in Spagna.
E’ chiedere troppo? E’ una richiesta da pazzi? Forse sì, visto che pensiamo anche che se l’avessero fatto per tempo, negli anni scorsi, forse ora la situazione del nostro paese sarebbe diversa...
E chissà, se mai si dovesse tenere un simile convegno, che non possa svolgersi sotto l’alto patrocinio della Presidenza della Repubblica...

l'altra tradizione

UNA CITTÀ n. 131 / 2005 Agosto-Settembre

Articolo di

TOGLIATTI IN SPAGNA
Reprint

«Quando io giunsi in Spagna, Negrín era già capo del governo e non ebbi quindi parte alcuna nelle vicende politiche che dettero origine alla caduta di Largo Caballero…
In Parigi mi giunse la comunicazione pura e semplice di Dimitrov di recarmi in Spagna e mettermi a disposizione del partito spagnolo». Così, pacatamente e con apparente disinvoltura, Palmiro Togliatti racconta (Rinascita, 19 maggio 1962) la sua partecipazione alla guerra civile di Spagna. Anche i suoi biografi «ufficiali», Marcella e Maurizio Ferrara, affermano che Togliatti non giunse in Spagna prima del luglio 1937 e che «si doveva far vedere il meno possibile». Eppure, stando alle testimonianze di molte persone, per esempio di Jesús Hernández ministro della Repubblica spagnola, già membro della direzione del partito comunista spagnolo e dell’esecutivo del Comintern; di Julián Gorkin, già dirigente del POUM e direttore del giornale La batalla, del leggendario generale Campesino; dell’ex-commissario generale delle Brigate internazionali ed «eroe del Mar Nero» André Marty, nonché di numerosi altri maggiori e minori testimoni, e infine anche secondo lo storico della guerra civile spagnola, I’inglese Hugh Thomas, risulta che Togliatti si era stabilito in Spagna sin dall’agosto 1936 e «pur facendosi vedere il meno possibile» effettivamente «dedicò il suo lavoro completamente alle questioni spagnole, a quelle del partito comunista e del movimento popolare spagnolo». E non vi è nessuna ragione per dubitare della veridicità di queste testimonianze, mentre ve ne sono molte per dubitare di quello che racconta di sé Palmiro Togliatti. Per tutto il periodo della guerra civile i capi comunisti spagnoli (Díaz, Hernández, Dolores Ibarruri, Checa, Uribe) sono, com’è noto, affiancati nella loro attività da un certo numero di «consiglieri», e sono i delegati dell’Internazionale comunista che prendono in mano la direzione e l’organizzazione del partito: l’argentino Codovilla, conosciuto sotto lo pseudonimo di Medina, il bulgaro Stepanov, I’ungherese Geroe, I’italiano Togliatti. «Tutti costoro -scrivono Broué e Témime (La rivoluzione e la guerra di Spagna) - sono circondati da tecnici e da consiglieri la cui esperienza è preziosa e che sono quasi sempre agenti dei servizi segreti russi». Quasi tutta la politica militare del partito comunista spagnolo -almeno in un primo tempo- è nelle mani di Vittorio Vidali, uno dei più importanti agenti della NKVD alI’estero, conosciuto in Spagna col nome di Carlos Contreras. Tutti questi «consiglieri», poi, operano in stretto contatto con l’Ambasciata sovietica e con gli uomini della NTKVD (Orlov, Konij, Kotov, eccetera) . Come «istruttore del Comintern», Togliatti ha un compito delicato e difficile: conciliare le ragioni dell’internazionalismo operaio e della solidarietà rivoluzionaria, di cui l’intervento sovietico è apparentemente una manifestazione eloquente, con la «ragion di Stato» e il realismo cinico che inequivocabilmente impronta, per l’essenziale, l’atteggiamento di Stalin nei confronti della Spagna. Il compito di tradurre e rendere esecutiva la «linea generale» è notevolmente complicato dalla permanente cura di Stalin di lasciarsi aperte tutte le soluzioni. Occorre spiegare il ritardo (esiziale, poiché nei primi mesi di guerra un intervento a fianco deIla Repubblica sarebbe stato decisivo) dell’aiuto sovietico; la «doppia politica» dell’URSS, motivata dall’interesse di non inimicarsi la Francia, nei confronti di quella che giustamente è stata definita l’abbietta farsa del non intervento organizzata dal governo conservatore inglese. «La prima decisione -riferisce Max Beloff (La politica estera dell’Unione Sovietica) - nella quale entrò certamente il desiderio di conservare la collaborazione della Francia, fu di non intervenire». Alla Francia, del resto (secondo la testimonianza di Jules Moch, ... [ continua ]

Esegui il login per visualizzare il testo completo.Se sei un abbonato on-line, o hai acquistato un Pacchetto di interviste o articoli clicca qui accedere, oppure vai alla pagina Abbonamenti per acquistare l'abbonamento on-line o il Pacchetto di interviste.

Gli abbonati alla rivista hanno diritto all'abbonamento on-line gratuito!



archivio
No, Rousseau non era un totalitario
Il saggio fondamentale del ‘58 di Isaiah Berlin, che andando a cercare le origini del totalitarismo comunista, arriva a trovarle in Rousseau, ancor prima in Kant e nell’idea di una libertà positiva, prescrittiva; un manicheismo da "guerra fredda” che crede nella proclamazione della verità più che nella sua ricerca; il rischio oggi di vedere un islam monolitico e impermeabile alla libertà; l’idea diversa di Bobbio e il valore del dialogo perché nessuna cultura è monolitica.

Intervista a Nadia Urbinati.

La proprietà libera?

risponde Nico Berti

Il senso della lotta

Come in Piero Gobetti si intrecciarono liberalismo e idea di rivoluzione. Un marxismo valido nel suo materialismo e nell’idea di storia come storia di lotta di classi. Il grande valore democratico del conflitto e della lotta nella società. Intervista a Pietro Polito.

Le due anime

Per Andrea Caffi il socialismo era uguaglianza, libertà, diritti, ma anche felicità; un uomo vissuto tra due secoli e tra tanti paesi, forgiato dalla cultura dell’illuminismo francese, ma anche dal populismo russo, in cui il razionalismo conviveva con la solidarietà per gli umili. Intervista a Nicola Del Corno e Sara Spreafico.

Fai il consigliere comunale

La storia del Bund, il partito che organizzava i lavoratori e la vita quotidiana delle comunità ebraiche polacche e che finì con le deportazioni nei campi di sterminio e con la disperata insurrezione del ghetto di Varsavia; Marek Edelman, bundista, medico, dirigente di Solidarnosc... Intervista a Wlodek Goldkorn.

L'associazione

La figura luminosa di Andrea Costa, uno dei fondatori del socialismo italiano, che non rinnegò mai le sue origini libertarie e che sognava un partito federale, decentrato, pluralista, alleato a radicali e democratici; l’esperienza di Imola, primo comune italiano governato dai socialisti; il welfare municipale. Intervista a Carlo De Maria.

L'individualismo solidale

Una rivista nata dall’idea che la frattura novecentesca fra un pensiero socialista e l’individualismo, abbandonato all’egoismo, fosse sbagliata e sanabile...
Intervista a Ferruccio Andolfi.
Capitalismo e libertà

Libertà e capitalismo sono indissolubili? Ogni idea di cambiamento non può che partire dalle condizioni storiche concrete in cui il massimo di libertà si è realizzata. L’idea di libertà non può che essere negativa, come assenza di coercizione; il pericolo delle libertà positive, sempre prescrittive. La libertà è anche quella di non partecipare. Il grande errore della sinistra di legare libertà a risorse.
Conversazione con Nico Berti.
Ricordiamo Koestler
e gli altri

La vicenda di Arthur Koestler, e di tanti come lui, che dopo aver aderito al comunismo, ne rimasero talmente inorriditi che, pur nel periodo più duro della lotta antinazista, non cedettero al "ricatto antifascista” e lottarono anche contro l’altro totalitarismo. Il Congresso per la libertà della cultura e i soldi della Cia. La tragica debolezza dell’anticomunismo di sinistra.
Intervista a Marcello Flores.
 
Riformismo rivoluzionario

Il tragitto politico e intellettuale di Riccardo Lombardi, dapprima strenuo sostenitore di una politica pianificatrice dall’alto, che presupponeva la conquista della "stanza dei bottoni” e, dopo il fallimento del centrosinistra, fautore di un’"alternativa socialista”, basata su forme, dal basso, di autogestione. L’appoggio decisivo all’elezione di Bettino Craxi, di cui ebbe a pentirsi.
Intervista a Francesco Grassi.

Ma perché
il maoismo?

L’ultrastalinismo del Partito comunista italiano e il fatto che abbia dato un grande contributo alla costruzione della democrazia sono due aspetti veri entrambi. Il fideismo verso l’Urss una vera religione. Il mistero di un movimento antiautoritario, quello del 68, caduto quasi subito nell’ideologia comunista. Nessuna manifestazione per Praga. Una rimozione più che una vera autocritica.
Intervista a Marcello Flores.
Quell'ansia di prendere il potere

La sincerità sconvolgente, per la sinistra innanzitutto, di Pasolini. Se del 68 Chiaromonte rigetta la ricerca dell’appagamento di tutti i desideri, cardine della società dei consumi, Pasolini denuncia l’identificazione con l’aggressore di tanta sinistra giovanile e, al fondo, dello stesso marxismo, che ama il capitalismo e la sua tensione al futuro. Un populismo libertario e il "fondo oscuro dell’esistenza”.
Intervista a Filippo La Porta.
Se Jefferson...

Il modo ambivalente di guardare all’America della sinistra europea dipende dalla storia: quando qua regnava il privilegio là si diceva "una testa un voto”, qua si aspettava sempre la rivoluzione là pensavano di averla già fatta; il deficit terribile di liberalismo della sinistra italiana. Intervista a Pietro Adamo.





chiudi