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Testo di una città - 2010

7 novembre 2009

cari amici,
nella riunione di sabato abbiamo discusso principalmente della rivista.
Ha iniziato Gianni. Gli abbonamenti hanno subito un piccolo calo, ma a preoccuparci è l'arrivo degli scaglioni più grossi che rinnovano in occasione delle feste natalizie.
Anche sul sito siamo purtroppo in ritardo sulla tabella di marcia, questa volta non per colpa nostra, ma per la lentezza del nostro webmaster, che ci sta facendo penare.
Nell'indicare le cose che non vanno sul giornale, sono state riproposte alcune critiche che ci sono venute. Tra queste, quella di Fausto, che da tempo lamenta l'assenza di temi forti e attuali, come la scienza, la tecnologia, la rete, ecc.
Da Fofi è venuta invece una critica, non tanto sulla tecnica dell'intervista (che a taluni può apparire un po' "servile" -questo lo diciamo noi- nel senso che cerca comunque di far venir fuori il meglio, non è mai aggressiva, contrastante), ma sulla scelta degli interlocutori, degli "esperti". Gianni si è però chiesto se il suo orizzonte non sia in realtà quello di un minoritarismo estremo.
Si è tornati poi a discutere dell'email di Fabio Gavelli rispetto all'intervista a Giuliari. Ci siamo interrogati e abbiamo cercato di capire quanto ci fosse di "errore redazionale" (che sicuramente c'è stato -ne ha già parlato Gianni in una precedente mail) e quanto invece di non condivisione delle idee.
Questo ha riaperto il tema del "conformismo di sinistra", da cui la rivista dovrebbe il più possibile rifuggire, privilegiando discussioni franche, anche provocatorie e anche su temi quasi tabù (anche questo l'abbiamo già detto: la Costituzione, gli immigrati, ecc.).
Resta importante tenere assieme racconto dell'Italia e discussioni. Proprio su questo secondo versante siamo invece carenti, tendiamo ad appiattirci sul "trovato", c'è un certo lassismo. Sempre riguardo le discussioni, andrebbe incentivata la formula del forum e comunque del pluralismo delle posizioni. Tra le proposte operative c'è un "irrigidimento" della struttura e delle misure dei pezzi, degli appunti più nostri, una sezione appunto di "forum" o di "domande", che possono essere ricorsive (es. se è giusto il boicottaggio di Israele o se la parola socialismo ha ancora qualcosa da dirci, se va salvata, ecc.), e poi le storie di vita, che restano un punto di forza.
Ulteriore proposta riguarda le "rubriche", che andrebbero forse aumentate. Allo stato attuale, a parte la lettera dalla Cina, l'unica a comparire è quella di Giuliari che rischia (proprio lui che è in qualche modo "eccentrico" rispetto a Una Città) così di passare per il nostro commentatore politico. Lì c'è stato anche un errore nella testatina (forse sarebbe preferibile una cosa tipo "da altri punti di vista").
Donato Speroni ha chiesto che effetti ha avuto il cambio di formato sul nostro modo di fare il giornale. Ha espresso apprezzamento per gli appunti anche così come sono. Ha infine proposto di metter su un lavoro "a griglia", cioè non sul giornale in generale ma su temi specifici, nel senso che alcune persone, da sole o assieme ad altre, potrebbero impegnarsi su alcuni grandi temi di loro interesse. Nello specifico, ripresa indagando anche il mondo della "e-democracy".
Franco Melandri vede negli appunti anche un luogo in cui "svelarci", per cui sarebbe apprezzabile puntare a un mix di notizie e note o commenti nostri. Sulle rubriche, affinché il box "cose di politica" non diventi la nostra linea, affinché non dia l'impressione di un appalto bisognerebbe alternare più "opinionisti".
Rispetto alle interviste, varrebbe forse la pena chiarirsi meglio perché si va da un interlocutore, qual è la domanda forte che si vuole scandagliare.
Carlo Giunchi, sempre sulle interviste e sul cosiddetto "servilismo", ha spiegato come a volte abbia l'impressione che sia l'intervistato a scegliere i temi. Ha anche messo in guardia dal rischio di intervistare persone la cui competenza potrebbe risultare dubbia agli addetti al lavoro.
Riguardo alla questione delle domande ricorrenti, ha fatto presente che forse un mensile non si presta allo scopo. Nel senso che non si percepisce la ricorrenza di un tema a distanza di mesi. Serve un ragionamento sui libri, possibilmente fatto a priori, così da individuare alcuni filoni, alcune domande nell'ottica di un vero progetto editoriale. Ha infine rincuorato sul fatto che "da fuori" la rivista non dà l'impressione di uno scadimento di qualità.
Si è aperto poi un confronto serrato sulla modalità di fare le interviste, sull'opportunità o meno che siano constrastate e se sì quando, con quali specifici interlocutori. Gianni ha fatto l'esempio dell'intervista a Sergio Sinigaglia sul 68, che di fatto è risultato quasi un dialogo alla pari e che però non siamo sicuri sia stata apprezzata dall'intervistato.
Giovanni Cardinali ha chiesto di esplicitare qual è la "linea" e il progetto editoriale della rivista. Per lui più che fotografare il presente, il giornale dovrebbe cercare di raccontare il nuovo, l'inedito. Ha anche raccontato il suo disagio con gli abbonamenti regalo, dato che degli ormai 30 abbonamenti che in questi anni ha regalato, solo due o tre hanno rinnovato. Giovanni ha chiesto anche chi sono i lettori di Una Città. Sarebbe importante che le interviste che trattano alcuni temi arrivassero a chi su quei temi lavora.
Patrizia, ma anche Massimo, hanno parlato del venir meno di uno spazio pubblico in cui discutere, confrontarsi, ma anche incidere sulle cose e di come il giornale dovrebbe aspirare a offrire uno "spazio" di questo tipo.
Su questo, Franco ha chiamato in causa una sinistra che, parametrata su modelli vecchi, oggi non vede quello che succede, rincorre fantasmi.
Donato ha aggiunto che oggi c'è più voglia di partecipazione a destra che a sinistra.
Massimo ha denunciato una sinistra incapace di proporre delle "narrazioni", ormai vuota di argomenti, se non appunto l'antiberlusconismo.
Gianni, oltre a chiarire che, a suo avviso, in realtà Berlusconi fa perdere (e non vincere) voti alla destra, è tornato sul conformismo e i luoghi comuni della sinistra e su alcuni temi che sarebbe interessante recuperare. Già Nadia aveva offerto in passato alcuni spunti, in particolare sul rapporto tra democrazia e virtù. Poi c'è il diritto di resistenza individuale (a una violazione del patto originario) che non trovò cittadinanza nella nostra costituzione, perché? E ancora il problema delle reticenze, dell'enfasi della sinistra sui diritti (e i doveri?).
Infine si è fatto cenno alla vicenda Marrazzo sicuramente interessante più per lo spaccato che offre su com'è cambiato il costume, rispetto al corpo, al sesso, che non per eventuali valutazioni politiche.
Alla rinfusa e in chiusura si è parlato del potere di manipolazione della tv, ma anche dell'effetto -forse più potente- che ha avuto l'"esempio" delle nostre classi dirigenti. A partire dal comportamento dei comunisti durante Tangentopoli.
Donato ha proposto una rilettura dei primi anni 90.


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