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Testo di una città - 2010

12 febbraio 2008

Giriamo l'email di Fernando Vianello e la lettera che ha inviato al Manifesto

Come vedrete, cerco di farvi un po' di pubblicità. Anche se ero affezionato al vecchio formato. Buon lavoro. Fernando Vianello

Lettera sul proposto boicottaggio della Fiera del Libro di Torino e sulla discussione che ne è seguita
(pubblicata con altro titolo su manifesto del 10 febbraio 2008)

Spero che la discussione sul boicottaggio della Fiera del Libro sia in fase di esaurimento e il momento sia propizio per qualche valutazione critica sul modo in cui è stata condotta. Premetto che quella del boicottaggio mi è parsa subito una cattiva idea. Ma che, come Ester Fano e diversamente da Marco d'Eramo, ne comprendo e ne rispetto le ragioni. Le ragioni sono semplici e sono state enunciate con chiarezza. Esse risiedono nel carattere celebrativo che l'invito a (o l'autocandidatura di) Israele ha assunto fin dall'inizio. Il giorno della Dichiarazione d'Indipendenza (15 maggio 1948) è un giorno di festa per Israele, ma un giorno di dolore e di lutto per i palestinesi: questo, a me sembra, hanno detto i fautori del boicottaggio. (Devo aggiungere che chi non ama unirsi ai festeggiamenti non per questo contesta il diritto all'esistenza dello stato di Israele? Sì, devo farlo. Uffa!)
Vediamo ora come si è risposto. Qualsiasi riferimento all'argomento portato a sostegno del boicottaggio è assente nell'intervento di Marco d'Eramo. Che si concede i fasti dell'invettiva accusando i fautori del boicottaggio di essere disposti a dialogare solo con chi è d'accordo con loro. L'intervento di Mariuccia Ciotta mi è parso assai più equilibrato. Ma menziona l'intento celebrativo solo per dichiararlo irrilevante. Ben diversa la posizione di Ester Fano, che dichiara "comprensibile" ma "sterile" la minaccia del boicottaggio: sterile perché "azzera la figura dell'antagonista, ma così rinuncia a ridimensionarlo criticamente". Anche nella discussione sul manifesto (per non parlare degli altri giornali) si è affacciata, mi sembra, la tendenza ad "azzerare la figura dell'antagonista" dipingendolo non come nemico delle celebrazioni ma come nemico del dialogo.
Quanto all'umanissima, anche se discutibile, tendenza a preferire il dialogo con chi ci è meno lontano, vorrei fornirne un esempio io stesso non solo scrivendo, come faccio, al manifesto, ma anche suggerendo ai suoi lettori un piccolo, straordinario libro: Cattivi ricordi. Il dibattito in Israele sulle espulsioni di palestinesi nel 1948-1949, pubblicato dalla cooperativa "Una città" di Forlì, alla quale può essere richiesto (www.unacitta.it). Costa 12 Euro comprese le spese di spedizione; 10 Euro per gli abbonati alla bella rivista dallo stesso titolo.
Il cuore del libro è rappresentato da un saggio di Anita Shapira sul percorso attraverso cui l'espulsione dei palestinesi dalle loro terre è stata dimenticata dalla società israeliana. Si tratta di un contributo importantissimo e di assoluta attualità. Perché qual tanto di buono che può avvenire in Medio Oriente passa necessariamente attraverso la ricostruzione della memoria e l'assunzione di responsabilità, da parte della società israeliana, per l'espulsione in massa dei palestinesi e per le violenze e le atrocità che l'hanno accompagnata. Il giorno in cui ciò si verificasse, vi sarebbe, allora sì, qualcosa da celebrare. Nel frattempo il dialogo e la persuasione restano le nostre uniche risorse. Ma di questo, ne sono sicuro, i fautori del boicottaggio sono convinti tanto quanto i loro critici.


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