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Testo di una città - 2010

6 marzo 2007

Giriamo altri messaggi su Michele.

***
Ho visto l'intestazione del messaggio comparire sul computer mentre parlavo a telefono ed ho avuto un tuffo al cuore.
Mi sono subito detto che non poteva essere quel Michele, che era un altro.
Terminata la telefonata ho continuato a girare tra indirizzi e lettere per dirmi che non era quel Michele, non voglio che sia quel Michele.
Invece no.
L'estate di quattro anni fa Michele era un nome, un nome che per me era diventalo mitico, come quelle terre sconosciute che necessariamente si rivestono di caratteristiche immaginate.
Michele d'estate aveva trovato il tempo di aiutare me e un mio ragazzo disgraziato, nonostante la stagione, nonostante avesse già la moglie malata, nonostante non avesse mai visto me e fosse sconosciuto a lui il giovane Mario.
Quando l'ho visto per la prima volta nell'ultima fiera delle buone pratiche, oltre due anni dopo averlo conosciuto solo a telefono e per posta, gli ho detto: finalmente ti vedo, sei molto importante per me.
Lui non ha commentato come a dire che era del tutto naturale e per sovrappiù in quei giorni mi organizzò ancora un contatto per aiutare le attività per i ragazzi di Napoli. Abbiamo scambiato pochissime parole, ma in un modo così immediatamente significativo che sembrava ci conoscessimo da sempre.
Così non voglio accettare la sua morte come non vorrei accettare quella di persone con cui condivido un lungo comune percorso.
Ma invece è vero, e non so se è giusto dire che condivido il dolore di altri o che altri dovrebbero condividere il dolore e lo sgomento che provo.
Amici e familiari sappiate dunque che Michele ha saputo appartenere a molti e che un pezzo di lui continua ad esserci nel dolore condiviso e nel ricordo che riusciremo insieme a tener vivo.
Addolorati saluti a tutti voi.
Cesare Moreno
cesare.moreno@fastwebnet.it

***
Carissimi,
apprendo ora dalla vostra mail dell'improvvisa scomparsa di Michele e ne sono molto addolorata. Lo ricordo serio e tranquillo, andare incontro emettere a proprio agio, con la forza e la serenità del suo impegno umano e civile. Non riesco a pensare Una città senza di lui. Vi sono vicina nel vostro dolore
Alessandra Zendron

***
Amici miei,
vi sono vicino con tutto il cuore. Ci viene chiesto di percorrere una strada che non possiamo percorrere: la morte non ha mai una ragione e ci lascia solo il dolore e le ferite fatte all'animo di ognuno per le assenze delle persone care.
Vi stringo in un abbraccio commosso. Mi dispiace molto per questa perdita.
Luciano Coluccia

***
Cari amici, non ho avuto la fortuna di conoscere personalmente Michele Pulici, ma desidero esprimervi la mia affettuosa partecipazione al vostro dolore e alla vostra grave perdita. Un grande abbraccio, Joan Haim

***
Gianni mi ha detto che è passata una settimana
da quando Michele è così in fretta scomparso.
Mi pare impossibile che sia successo
mi pare inaccettabile non averlo saputo prima.
Come tutti non avrei potuto fare nulla
forse vederlo, incontrarlo ancora
forse seguirlo impotente al funerale
ma non è stato possibile.
E non è colpa di nessuno.
Forse solo mia.
Forse di questo schifo di mondo
che ci fa sapere quello che non conta niente,
ce lo propina ossessivamente,
che ci rende incapaci anche solo di sentirci un po' più spesso.
E così in una settimana
ho saputo del governo
ho saputo di San Remo
ho saputo di mille altre piccole notizie
che riguardano persone e cose
lontane mille anni luce dalla mia vita
da quella di tanti.
Ma non ho saputo di Michele,
della sua malattia,
della sua morte.
E' terribile.
Non posso accettarlo.
Non posso accettarla.
Carletto (Giunchi)

***
Cari amici,
leggendo ieri sera la notizia non me la sono sentita di esprimermi.
Conosco le vicende della vita che cancellano in un solo attimo persone amate, stimate, che valgono.
Dobbiamo necessariamente rassegnarci a questa amara condizione che sottrae al nostro cospetto chi ci è più caro.
Ma ogni volta che accade, che l'evento si ripete lo sgomento prende nel profondo l'animo e non ci lascia.
Per la mancanza di Michele restiamo ancora una volta increduli, stupiti e più soli.
Il segno originale che ci ha lasciato ci stimoli sempre a continuare nel percorso intrapreso.
Tonino

***
Caro Gianni,
tornato da Milano, ho letto con molto dispiacere della morte di Michele. E' da più di un anno che non lo vedevo, ma sento ancora nitidamente la sua simpatica parlata riminese. Ancora mi fa sorridere il volto corrucciato che teneva mentre partecipava alle riunioni di redazione, dove portava sempre una nota di saggezza e pratico disincanto, comunque sempre propositivo e vigoroso. Oltre che a livello affettivo, immagino sia una perdita enorme anche dal punto di vista dell'organizzazione delle molteplici attività della cooperativa.
Un caro saluto a tutti, Carlo (De Maria)

***
Cari tutti,
ho conosciuto appena Michele e non so quale funesta malattia l'abbia portato via, ma sono commossa del ricordo vivo e affettuoso che tanti ne conservano e ci raccontano in queste pagine. Vi ringrazio per aver dato la possibilità a noi tutti di un momento di raccoglimento e rimpianto. E' bello che chi è andato via lasci così intensi e vivi ricordi da restare spiritualmente ancora con noi, in una sorta di prolungamento della sua vita e della sua opera.
Ma, per contrasto, mi si rinnova un pensiero particolarmente doloroso, che provo sempre più spesso di fronte alla morte di persone care... Quanto è triste e assurdo che si continui a dare alle persone insufficiente attenzione, tempo e compagnia finché sono in vita e sarebbe ancora possibile trasmettere e manifestare con gioia comune tutto quello che diciamo "dopo"... A volte pensiamo di non aver fatto a tempo perché questi cari se ne sono andati troppo in fretta, senza preavviso... Ma penso invece che ci sia qualcosa di sbagliato nel nostro modo di vivere, almeno per me inaccettabile, ma che finora non ho saputo cambiare. .
In ogni caso, attendo il prossimo numero di Una Città, per conoscere di Michele qualcosa di più del sorriso e della voce gentile che ricordo.
Un abbraccio, Gioia (Troncon)

Carissimi,
scusate il ritardo, ma sia io che Cristina vorremmo venire a Villa
Salta. Ho aspettato che lei sciogliesse la sua riserva. Mi accorgo ora
che è veramente molto tardi. Ma, dato che veniamo in macchina, se avete
difficoltà di accoglienza, non abbiamo alcun problema ad andare a
dormire fuori della villa. Quindi, non rivoluzionate per noi i vostri
piani di accoglienza.
Siamo entrambi rimasti molto colpiti dalla perdita di Michele anche se
avevamo cominciato ad entrare in qualche confidenza con lui soltanto
nell'ultimo incontro. Mi sono spesso interrogato sulla sua
straordinaria capacità di esserci senza "invadere", sulla sua presenza
così essenziale e così discreta. Immagino cosa abbia significato per
voi una perdita così importante. Una ragione di più per essere a Villa
Salta. Un abbraccio. Piero



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