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Testo di una città - 2010

20 marzo 2006

Buona notizia e occasione mancata

Sabato 18 febbraio 2006 sotto il titolo "L'eredità Chiaromonte" Paolo Mauri scrive:
"Era intitolato "Cosa rimane" il convegno dedicato a Nicola Chiaromonte che si tenne a Forlì nel 2002 e con lo stesso titolo escono ora sui Quaderni dell'altra tradizione numero 3 gli interventi fatti a quel convegno. Chiedersi cosa rimane è un po' come discutere l'eredità Chiaromonte, un intellettuale che suscita nostalgia e voglia di non interrompere il dialogo con il suo pensiero. Un intellettuale che resta, tuttavia, abbastanza introvabile nonostante le cure di Ugo Berti che lo fece ripubblicare dal Mulino.
Lucano, nato nel 1905, a ventinove anni prendeva la via dell'esilio e vi sarebbe rimasto per diciannove anni. Nel'40, in Africa del Nord, conobbe Albert Camus, alla cui opera avrebbe dedicato un saggio.
Ricorda nel suo intervento Pietro Adamo che gli americani -a cominciare da Mary McCarthy che lo mise in un romanzo- lo consideravano un anarchico. Termine troppo forte e insieme troppo vago per un libertario inquieto che a fronte delle rivolte giovanili rimugina su una "politica in senso serio" che, scrive Adamo, «sta per arte della convivenza tra gli esseri umani». Un'utopia, owiamente che serve però da pietra di paragone con le follie trascorse o in atto. Non è un caso che la figura di Chiaromonte abbia affascinato un intellettuale polacco come Wojciech Karpinski che gli dedicò un saggio nel 1972, I'anno della sua morte. Era, scrive Karpinski, il profilo dell'umanista sovrano, che non si lascia ingabbiare nella definizione di "pensatore politico". Enzo Golino nel suo intervento ricorda che quasi tutti i suoi libri sono stati pubblicati postumi mentre ancora è inedito il suo ricchissimo epistolario all'Università di Yale. Fu un Socrate involontario ispirato da sentimenti assoluti, strenuo assertore del principio di responsabilità. Davvero non è difficile capire perché sia così trascurato e tutto sommato inattuale".
Ovviamente siamo contenti, ma vien da disperarsi che non ci sia alcuna indicazione che indichi "una città" e, soprattutto, su come poter reperire il quaderno. Ma non è colpa del giornalista, per una rivista non usa citare l'editore e noi, spedendogli il quaderno (su consiglio di Enzo Golino), non abbiamo allegato alcuna lettera per raccontare un po' di cose. La solita noncuranza che ancora non riusciamo a debellare. Resta la possibilità di andare sul sito chiamando "quaderni dell'altra tradizione" e la consolazione che tale testata (che a noi sembra molto bella e potrebbe avere anche una sua precisa utilità politica) possa essere stata notata da decine di migliaia di lettori. La redazione

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