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Testo di una città - 2010

30 marzo 2005

Cari amici,
Con il consueto ritardo provo a mandare un resoconto di Villa Salta, che spero non sia né troppo lungo né troppo confuso. Certo non sarà esaustivo.
La mailing list è stata apprezzata un po’ da tutti. Sarebbe bello potenziarne e sperimentarne i vari usi possibili, non ultimo quello di commentare le interviste (eventualmente proponendone di nuove), anche al fine di aiutarci a "tenere” sui filoni che avviamo, casomai anche provocatoriamente, e poi lasciamo morire. Discorso che (come ha ricordato Pietro, l’assessore di "Una Città”) vale anche per i luoghi: alle intense campagne politico-solidali per Bosnia, Algeria, Kosovo, spesso sono seguiti mesi, se non anni, di silenzio.
E’ un peccato. Come è un peccato non riuscire a stare al passo con l’attualità. Su quest’ultimo tema e cruccio, è tornata in ballo l’idea di sperimentare un editoriale "polifonico”. Vediamo.

In questa fase di nuovo attivismo di Una Città su vari fronti, oltre al giornale, i libri, la convegnistica, qualcuno (in particolare Pino Ferraris e Gino Bianco) ha sottolineato la necessità di tener distinte la linea della rivista e le iniziative collaterali. Anche attivando una sorta di "principio di cautela” affinché l’allargamento non sia, per così dire, snaturante.
Fermo restando che il giornale e le attività di contorno si alimentano vicendevolmente (il libro "La storia dell’altro” e le relative presentazioni ne sono tuttora un esempio illuminante) a riprova che il vero patrimonio di Una Città è quello relazionale, che a maggior ragione andrebbe quindi maggiormente "curato” e intensificato.

E’ stata anche ripresa la citazione di Vittorio Foa sull’ importanza e il senso di "dare voce nel tempo lungo”, come avviene nelle interviste di Una Città, perché appunto se pensati nei tempi lunghi anche i problemi diventano diversi.
A queste considerazioni è seguita una lunga digressione sul metodo dell’intervista che per qualcuno (Franco Melandri) si impara ma non si insegna, sull’originalità dello "scritto parlato” come medium che forse può arrivare anche ai più giovani, e su diverse altre cose, su cui però ora non vorrei dilungarmi, anche se tutti gli interventi sono risultati per noi uno "specchio” prezioso.
Ancora sui giovani, Mario Spada ha sollecitato l’importanza di fare del "proselitismo” (ma su questo e altro si spiega meglio lui nel suo ultimo mail).
Pino pure è tornato sulla necessità non (solo) di un generico allargamento, ma di un coinvolgimento dei giovanissimi (20-25), ovvero del come "uscire da sé” generazionale. Questo spunto ha sollecitato, da un lato, la questione di come trasmettere professionalità in una modalità in cui la condivisione vada di pari passo col coinvolgimento (Marianella Sclavi ha parlato addirittura di una "scuola” -sarebbe bello) e dall’altro, la domanda ("grande come una casa” - sempre Pino) se la generazione del ‘68 lascia qualcosa.

Carlo De Maria ha parlato di Una Città come luogo raro di un libertarismo riformista del qui e ora – magari fossimo all’altezza.
Marianella, sulla scia del successo dell’incontro bolognese sulle buone pratiche, ha lanciato l’idea di promuovere delle riunioni di "gente in gamba” (ovvero che si guarda attorno, osserva, è curiosa di ciò che accade attorno a sé e ha voglia di fare) da tenersi in varie città in Italia, casomai promosse da abbonati/collaboratori.

Altri temi enunciati senza l’adeguato seguito: la questione del "cercato vs trovato”, che andrebbe di pari passo con un maggiore radicalismo e coraggio nella battaglia delle idee; la newsletter, su cui contiamo a breve di fare un incontro ad hoc con Luciano e Pietro e chi può; l’impegno editoriale e la promozione, ecc.
Mi sembra più o meno tutto. Gli interventi o temi che sicuramente ho tralasciato spero siano di sollecitazione a commenti o integrazioni.

Purtroppo risultavano assenti alcuni dei "nuovi”, che già collaborano fattivamente, e alcuni dei "soliti”.
Anche a fronte di tali occasioni mancate, noi siamo tornati a casa con l’idea che la formula "Villa Salta” (ovvero due giorni con tempi e spazi anche per la convivialità e incontri bilaterali informali) non possa limitarsi a una sola volta all’anno. Stiamo così pensando ad almeno tre-quattro appuntamenti annuali, eventualmente anche a Forlì, dato che la nuova sede lo permette.
Ci piacerebbe infine che la redazione diventasse veramente nazionale, coinvolgendo i nuovi anche nella fase progettuale e collettiva, ovvero in vere riunioni redazionali, che andranno però allora ripensate, soprattutto rispetto alla scadenza, ma non solo. Anche qui, vediamo.
Barbara.


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