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Testo di una città - 2010

2 dicembre 2000

Villa Salta 16 e 17 dicembre, appuntamento a Forlì o a Villa Salta (invieremo per tempo le indicazioni topografiche) intorno alle 15.00. Speriamo veramente che veniate tutti. Proponiamo il seguente programma: - sabato pomeriggio vorremmo fare una discussione vagamente "politica": capita infatti che le opzioni ideali della rivista, libertarismo, cooperativismo, cosmopolitismo, riusciamo a scriverle solo nella lettera in cui chiediamo il rinnovo o i regali, il che sembra un po’ ridicolo. Questa volta ne vorremmo discutere un poco. Anche perché l’attualità politica, che continua ad appassionare, o a far disperare, tanti, ha a che fare con quelle parole. - sabato sera: cena e convivialità. - domenica mattina: riunioni di redazione e altre, se necessario.
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Le gerenze. Abbiamo cambiato il colophon della rivista. Ora ci sono: -la redazione "stretta"; -la redazione "allargata" che comprende tutti i collaboratori redazionali (cioè che fanno interviste); -coloro che collaborano, a vario titolo, al numero che esce. Il vecchio elenco comprendeva ormai troppi amici e ne ometteva altrettanti. Sembrava un elenco più d’immagine che altro, il che per noi era un po’ imbarazzante. Ci proponiamo di produrre prossimamente un depliant che spieghi cos’è la rivista (e il sito) (era una vecchia proposta di Fabio Levi); pensavamo a 4 pagine formato-giornale da ripiegare e poter distribuire ovunque per favorire la richiesta di copia-saggio o il passaggio dal sito. Ecco, lì si potrà riepilogare l’elenco di tutti i collaboratori intervenuti lungo lo svolgere di un anno (o degli anni passati). Sulla promozione raccoglieremo le idee a Villa Salta.
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Piccola posta di Adriano Sofri. Riportiamo, per chi non legge (o per chi non ce la fa a leggere) il Foglio, una Piccola Posta di Adriano Sofri che ci riguarda: Dal numero di ottobre del mensile "Una città” (piazza Dante Alighieri, 21 - Forlì) segnalo in particolare la lunga intervista a Francesco Ciafaloni sull'immigrazione. Ciafaloni è una delle persone più vivacemente e ostinatamente intelligenti che io abbia conosciuto. La società in cui viviamo può essere descritta all'ingrosso da intelligenze forti e sistematiche, o al dettaglio da intelligenze acute e minuziose. Ciafaloni mette insieme le due cose, i fenomeni sociali che crescono fino a guadagnarsi un rilievo statistico, e la vita singolare da cui sono impercettibilmente fatti. Penso che questa singolare dote derivi dalla simpatia che Ciafaloni mette nella sua osservazione, e la simpatia dall'uso fedele che fa della storia personale propria e dei propri antenati e della propria terra. La sua sociologia racconta insieme i caratteri comuni dell'immigrazione femminile peruviana a Torino, e la presenza di una (una) donna peruviana nel carcere cittadino. Per non annegare nelle dispute accademiche pseudoteologiche e fanatiche su noi e gli stranieri, sento il bisogno di questo: numeri, e racconti. Anni fa mi raccontarono che degli zingari romani si sbiondivano i capelli per sembrare lavavetri polacchi, e mi servì più che la lettura di un libro intero.
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Lettera di un’abbonata. A proposito dell’intervista sopraddetta riceviamo una lettera anche da un’abbonata affezionata e che speriamo resti tale malgrado una frase infelice: Mi sono abbonata a "Una città" colpita dalla ricchezza spirituale di Levi della Torre, dalla profondità culturale di Arkoun e dalla straordinaria umanità di Gallucci (sulla medicina che rispetti il morente). Sono perciò rimasta di stucco nel leggere l'articolo di Ciafaloni sul numero di ottobre 2000 (Molto da rispettare, molto da costruire, p. 18) che arriva a scrivere: "Siccome le vecchiette non si possono esportare per farle spupazzare in Perù, allora arrivano le peruviane e le filippine che, per l'appunto, tengono in piedi l'assistenza anziani a Torino". Vi prego, invitate i vostri collaboratori a rispettare il dolore e la sofferenza degli anziani (anche "vecchietti" purché sia detto con affetto e non con disprezzo come nell'articolo in questione!) e dei loro familiari che li assistono. Credevo che questo "sindacalese", che denota come minimo astio verso l'odiata classe della borghesia, fosse una cosa superata. Devo pensare che questo signore non abbia sperimentato la difficoltà/impossibilità per una persona che lavora di assistere il proprio parente anziano e malato, quando richiede presenza continua, e ignori che molte donne vanno in pensione prima dell'età canonica proprio per dedicarsi a questa attività di cura. Io, che ho avuto la possibilità economica di prendere una filippina che mi aiutasse e che mi ha consentito di accompagnare mia madre tenendola nella sua casa, tra le sue cose, con le sue amiche (e sarò grata in eterno a questa persona che l'ha assistita con grande umanità, grande delicatezza e grande professionalità), sono rimasta ferita da una tale mancanza di sensibilità, che mi sembra estranea allo stile di rispetto che credevo di aver trovato nel vostro giornale e che spero si voglia rivolgere a tutti gli esseri umani (siano proletari o borghesi...). Avrei molte altre cose da dire, ma mi fermo qui... Scusate lo sfogo... La responsabilità di chi ha fatto l’editing è evidente: a volte, il parlato, messo nero su bianco, suona in altro modo.
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Intervento di Pietro del Zanna Cari, bene la newsletter (anche se manca il "cari fratelli", oltre agli amici ed ai compagni, per quelli, come me di estrazione cattolica). A parte le battute: bene il nuovo direttore, dà un'impronta politica marcata al nuovo corso che ci accingiamo a vivere, e il vecchio? Vi ha chiesto nessuno notizie? Credo che sia importante "metabolizzare" questo passaggio e non tagliare ad occhi chiusi. Per questo allego l'e-mail che mi ha mandato Edi rinnovando l'invito ad un incontro vacanza qui a Le Cantine. Bene il progetto del sito e l'impostazione. E' di fondamentale importanza partire anche se non è tutto a posto. Non tanto per il sito in sé quanto per la promozione del giornale (costa molto meno ed è molto più veloce mandare e-mail che lettere di promozione, costa molto meno ed è molto più veloce allegare il link che inviare copie omaggio). Non so a quale punto (tema del mese, le discussioni di oggi o altro) inserirei il tema della Carta dei diritti Europea, o meglio la necessità della "globalizzazione dei diritti" e tutto ciò che si muove in questa direzione. Perché siete tornati a meno del 3x2? Un abbonamento 60.000 e tre 100.000? Più che di promozione sa di svendita! Ciao a tutti, Pietro "Nuovo corso" ci sembra espressione impropria. Certo che un impegno più marcato su quegli ideali di cui si diceva all’inizio, che comporta anche una ricerca costante sull’altra tradizione, quella libertaria, antistatalista, anticomunista di sinistra, quello sì, vorremmo portarlo avanti. Ma di questo casomai parleremo a Villa Salta. Con la fondazione Langer abbiamo avuto gravi problemi, al punto che ci siamo chiamati fuori (anzi, nella nostra, discutibile ovviamente, versione: "ci hanno chiamato fuori"). Il problema si riduce a uno: noi siamo per discutere, discutere di tutto e senza alcuna remora. E andrebbero pure benissimo quote del tipo 100 a 1, fra pacifisti e interventisti (e non c’è bisogno di ripetere che l’interventista non lo è sempre e comunque: "la prima no, la seconda sì"), ma a patto che l’obiettivo di tutti fosse la discussione, la ricerca del giusto, del meglio, del meno peggio. Non andava bene, e crediamo non vada mai bene, la rimozione della discussione per non dividersi. Irfanka e Yael Danieli ci insegnano che neanche dove incombe la minaccia di ben altre divisioni la rimozione del confronto aperto, franco, funziona, anzi. Tutto qui (a parte l’intemperanza romagnola). Per fortuna poi, a differenza di altri periodi lontani, l’amicizia non è più strumentale a nulla, quindi difficile da spezzare. (Il che non vuol dire che le idee non contano più…). Edi è un carissimo amico e siamo sicuri che resterà anche collaboratore della rivista, una collaborazione nata alla vigilia di giorni tristissimi per lui e per tanti altri. E a proposito: dalla fondazione sono arrivate 600.000 lire per 20 abbonamenti-regalo!
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Lettera di un abbonato, vecchio amico di Langer:
Cari amici di UNA CITTÀ, volevo segnalarvi, se qualcuno non ci avesse già pensato, un refuso assai rivelatore che ho trovato nel numero di settembre (n. 88) della vostra rivista, peraltro molto più curata e accurata della media, anche tipograficamente. Alla pagina 6, dove comincia il pezzo intitolato NATASA E VJOSA, quarta colonna da sinistra, poco sopra la metà della pagina, c'è una frase virgolettata: "al tempo della guerra ho cominciato a credere che esistono casi in cui c'è alternativa alla resistenza armata". Dal resto dell'articolo, e dalle parole pronunciate dalla Dobruna quando ricevette il premio Langer (io quel giorno a Bolzano c'ero) si deduce che nella frase manca un NON. Vi sono, insomma, casi in cui, purtroppo, NON vi è alternativa alla resistenza armata. Probabilmente è un concetto di difficile assimilazione ed elaborazione per chi scrive e stampa la rivista, come per chi la legge (io sono tra quelli). Di qui forse il riflesso, più o meno consapevole, d'incredulità o perbenismo che ha indotto qualcuno a rettificare il passaggio, come per adeguarlo al suono di frasi fatte già udite. Che si sia d'accordo o meno con le conclusioni della premiata di Bolzano, il suo pensiero non andrebbe tradito, né apposta né per distrazione: fate in tempo a inserire un errata corrige nel prossimo numero? Grazie. Umberto Cini
Tutto sommato, che qualcuno ci possa considerare capaci di un simile lapsus, noi che siamo stati considerati dei feroci guerrafondai, ci fa piacere.
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Dal libro "Passaggi” di Vittorio Foa Gianni Sofri fa una bella intervista in "La Città" sull'Indonesia e su Timor est. Come sempre egli riesce a descrivere il presente con costante richiamo a problemi di fondo, come sono i problemi di oggi. Questa rivista, "Una Città", è una esperienza singolare, è fatta da un vecchio gruppo forlivese di Lotta Continua, che riafferma se stesso esplorando il presente diversamente da quelli che per riaffermarsi tendono invece a commemorarsi. (1999) Siamo lusingati della citazione da parte di Vittorio Foa che ci onora della sua attenzione e del suo abbonamento. Ci teniamo però a precisare che Una città nasce dall’incontro di ex-Lc con ex-anarchici. Tutti ex e tutti niente affatto nostalgici di quel tipo di militanza (nostalgici della politica e dell’impegno, forse sì), ma con la differenza che la vivacità culturale, proprio come forma mentis, degli ex-anarchici era imparagonabile a quella degli altri. Abbiamo cioè misurato, nel nostro microcosmo, come una tradizione fosse pur sempre feconda, vivace, viva, e come un'altra, quella del marxismo, del comunismo, del maoismo, fosse morta e purtroppo, a volte, non sepolta. Non è un caso se la critica radicale del rivoluzionarismo, una critica che colpisce entrambe le tradizioni, si sviluppi soprattutto nel solco della prima. L’apporto quindi degli altri ex è stato decisivo per far qualcosa di buono. Questo per la storia, nostra e piccolissima. Scusate la lunghezza. Saremo più brevi.


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